Truppe italiane già in Libia? Intanto l’Isis abbatte un aereo di al Sarraj

Mentre proseguono violentissimi gli scontri in Libia per appoggiare l’inconsistente governo di al Sarraj, Repubblica scrive che le forze speciali italiane sono già in Libia da un po’, con compiti però di “addestramento difensivo”. Non si capisce perché non si mandino invece un po’ di incursori a distruggere a terra le carrette del mare su cui gli scafisti imbarcano i clandestini africani. È l’ipocrisia nazionale: diamo le basi per i bombardieri Usa ma noi non bombardiamo, perché forse le nostre forze armate si sono specializzate nell’andare a prendere i clandestini sin sulle coste libiche e riversarcele in Italia, anziché in quello di difendere i confini nazionali. I tempi cambiano. Tornando sul campo, le milizie libiche impegnate a Sirte hanno annunciato di aver «lanciato questa mattina una nuova offensiva contro postazioni dell’Isis su tutti gli assi della città. Le nostre forze hanno preso il controllo totale dell’università di Sirte, mentre l’Isis sta fuggendo verso il quartiere Al-Guiza Al-Askareya», rende noto la pagina Facebook delle milizie libiche. In serata si è poi appreso che «le forze dei rivoluzionari controllano completamente il complesso di Ouagadougou», il quartier generale dell’Isis a Sirte. Lo annunciano su Twitter le milizie libiche che così festeggiano: «È l’ora della vittoria…Allah u Akbar», scrivono. Dalla padella nella brace.

L’Occidente all’Isis: non toccate gli impianti petroliferi in Libia

Ma le cose non vanno per il meglio per i “regolari” libici: l‘Isis infatti attraverso la sua agenzia di stampa Amaq ha annunciato di «avere abbattuto un caccia di Fajr Libya sul cielo di Sirte» e di avere ucciso il suo pilota. Poco prima le milizie libiche impegnate nella liberazione di Sirte dai jihadisti dello Stato islamico avevano in effetti annunciato di avere perso i contatti con un caccia libico. Intanto i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti «esprimono la propria preoccupazione per le notizie di tensioni crescenti vicino al terminal petrolifero di Zueitina, sulla costa centrale libica». È quanto si legge in una nota congiunta delle cancellerie in cui si esprime «sostegno agli sforzi del Governo di accordo nazionale (che, come si è detto, non ha il minimo controllo sul territorio libico) a contrastare senza l’uso della forza i tentativi di interrompere le esportazioni libiche di energia, e si sottolinea che il controllo di tutte le infrastrutture dovrebbe essere trasferito incondizionatamente e senza precondizioni o ritardi alle legittime autorità nazionali così come riconosciuto dalla Risoluzione n. 2259 (2015) del Consiglio di Sicurezza dell’Onu». I governi «fanno appello a tutte le parti affinché si astengano da ostilità e da ogni azione suscettibile di danneggiare o pregiudicare le infrastrutture energetiche libiche». Dubitiamo che l’Isis accolga un tale appello…