Donald Trump. «Al lupo! Al lupo!». Ma a gridare è proprio il lupo

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Non conosco abbastanza Donald Trump. Non ha alle spalle una lunga carriera politica , una chiara vocazione ideologica e nemmeno una consolidata immagine.  Ma conosco abbastanza le sinistre di potere, internazionali, che lo presentano come un grave pericolo . E non me ne fido.  Ho imparato da molto a non fidarmene. Era appena finita la seconda Guerra mondiale, che già De Gasperi veniva presentato come l’aspirante “cancelliere” Von Gasper, venduto agli Americani e nemico della cultura e, in seguito, Pella come revanscista fascista e Scelba come capo di una sbirraglia scatenata contro il popolo. E tutti considerati come traditori, insieme a Saragat, perché volevano l’Europa e la Nato.

Quello che la sinistra fa con Trump è parte di un copione che conosciamo

E se questa era la sinistra italiana, già si delineava sullo sfondo una più sofisticata sinistra internazionale che, negli anni, avrebbe costruito sapientemente immagini grottesche su tutti coloro che le si opposero. Via via nel tempo, De Gaulle fu presentato come un generale golpista che distruggeva la democrazia francese, Kennedy come un pericolosissimo guerrafondaio in preda a crisi cicliche di umore,  Margareth Thatcher come una gretta bottegaia autoritaria , Ronald Reagan come un incolto e inaffidabile attore fallito (era laureato in economia e diritto e governatore della California) . Insomma il circuito mondiale della diffamazione si metteva in moto automaticamente, ogni volta che un leader di destra o semplicemente deciso o anche soltanto liberista, si affacciava alla ribalta.  E il bello è che i loro giudizi, non appena questi personaggi finivano il loro ciclo attivo di contrapposizione, cambiavano, diventavano persone positive e lungimiranti, anzi venivano artatamente contrapposte ai loro naturali successori (Berlusconi e Chirac come De Gasperi o la Tatcher?, ma non scherziamo via, parlottavano supponenti e vacui i radical chic).  E oggi gli stupidi cattivi sono Boris Johnson, Marine le Pen e, appunto, Donald Trump.

Contro Trump sempre più aggressivi

L’intolleranza delle sinistre radical, però non si limita alla diffamazione sistematica, no, va ben oltre, ha sempre cercato di impedire agli avversari di esprimersi, con la contrapposizione militante e aggressiva (quanti “presidi antifascisti” abbiamo visto, ogni volta che qualcuno osava manifestare fuori dal coro)  la pratica di cercare di impedire alle destre di parlare è stata prassi comune, mentre molto, ma molto, più rari sono stati i casi opposti di  elementi di destra  a disturbare e cercare di impedire raduni di sinistra. Ma ancora più grave è stato il sistematico tentativo di introdurre per legge limitazioni e divieti alla libertà di espressione e di pensiero. dall’ormai storico (e un po’ fascista) divieto di “saluto romano”, alle leggi contro le discriminazioni  -che diventano discriminatorie per chiunque eccepisca-, al reato di negazionismo che intimidisce ogni ricerca revisionistica anche su un piano puramente storiografico,  alle “azioni positive” che impongono disuguaglianze di stato coatte, come ad esempio con le quote rosa. Si possono certo fare delle leggi, anche costituzionali, a tutela della libertà, della democrazia, della persona, della onorabilità, ma devono essere leggi di valore generale, verso tutti, non verso una o più parti nominalmente individuate, non legate a fatti specifici e non a difesa di particolari gruppi, ma di tutti .  La libertà è insomma di nuovo e gravemente, minacciata e con essa la democrazia, limitata nella sua reale praticabilità per tutti, perché si pensa che possa (anzi debba ) essere sospesa per alcuni e privilegiata per altri.    E’ come se dal crollo del muro di Berlino, mentre l’Est ritrovava in gran parte la sua libertà, una parte della visione e della prassi comunista, fosse volata all’Ovest sotto forma di “polically correct”. Ma torniamo a Trump e vediamo cosa davvero dice.  Anzitutto predica una politica di “appeasement” con la Russia di Putin e vorrei proprio sapere dov’é lo scandalo, nel cercare un modus vivendi con l’altra maggiore  superpotenza nucleare, storicamente europea, che in più ha fatto enormi passi avanti   – pur se non tutti- verso la democrazia e il mercato e inoltre ci aiuta nella lotta al terrorismo. Poi vuole, almeno in parte, depotenziare la Nato e anche qui é difficile non vedere come questa organizzazione non possa essere più la stessa di quando c’era il comunismo sovietico, La Russia di oggi non pensa affatto di sovvertire con la forza il sistema liberale europeo e inoltre un minor impegno (e controllo) Americano potrebbe stimolare finalmente la nascita di un reale esercito integrato europeo.

Insomma un certo isolazionismo americano non è affatto detto che vada contro i nostri interessi, anzitutto perché la celebre battuta di Franz Joseph Strauss “non capisco perché trecentocinquanta milioni di Europei, debbano farsi difendere da duecentocinquanta milioni di Americani contro duecentocinquanta milioni di Russi”, é ancora più valida oggi che i Russi sono solo centocinquata milioni (e senza impero) e noi mezzo miliardo e poi perché la presenza Americana non é stata solo una difesa, ma anche una pesante tutela. La Clinton sarebbe probabilmente invece la solita America iper interventista, che trova poi sempre il modo di farci pagare l’enorme costo economico e sopratutto umano delle sue avventure, alcune delle quali anche disastrosamente sbagliate. Come in Siria, come in Egitto, in Libia e in Ucraina.  Almeno probabilmente Trump smetterebbe di sponsorizzare continuamente l’ingresso in Europa della Turchia  – paese completamente extraeuropeo anche se, in sogno, divenisse democratico –  cosa che fece sbottare Chirac, che, se l’America non avesse smesso, si sarebbe messo a caldeggiare l’ingresso del Messico negli Stati Uniti. Sull’immigrazione Trump é sicuaramente radicale, ma é difficile negare che si sia in presenza di un’enorme emergenza o paragonare delle frontiere strettamente vigilate al muro di Berlino, il muro di Berlino serviva ad impedire alla gente di fuggire, era il muro di una prigione, non una barriera protettiva contro un immigrazione povera, triste e comprensibile, ma anche illegale e di massa .    L’immigrazione islamica, poi, certamente non é un esercito di terroristi, ma quanti simpatizzanti radicalizzabili contiene e quante cellule dormienti? Intendiamoci, Trump non é Reagan, probabilmente non ha il culto della libertà della tradizionale destra repubblicana Libertarian, assomiglia di più ai democratici conservatori del sud alla Lyndon Johnson, ma Hillary Clinton, con la pretesa collettivista di un diritto assoluto dello stato a cambiare con l’imposizione per legge la società sottostante. è probabilmente peggio. L’America, fino a ieri, è stata più immune dell’Europa alle derive autoritarie socialisteggianti, ma, da qualche anno , con il politically correct, si é mossa in direzione di una vischiosa e paralizzante rete di divieti e imposizioni, sponsorizzata dall’establishment, che avanza criminalizzando chiunque si opponga. Ecco, Trump, certamente non un raffinato liberale e neanche un convinto Libertarian, ha fatto sperare molti Americani di spezzare quella rete ed é qui la ragione del suo successo. Trump ha il pieno diritto democratico di fare liberamente la sua campagna, senza contestazioni violente organizzate o campagne diffamatorie orchestrate, perché l’hanno voluto (e votato) milioni di cittadini americani, un diritto pieno senza se e senza ma. E poi, chissà, magari tra qualche anno, finita la sua parabola (se sarà eletto) scopriranno che non era poi così male e comunque lo presenteranno come molto migliore dei suoi eventuali successori, quelli che oseranno opporsi, anche in futuro, a questa devastante massificazione globalizzata, molto poco democratica e senza identità.