Truffa sul web 260 persone in 89 città d’Italia: bottino 80mila euro

Un truffatore seriale che, attraverso 55 alias, via web avrebbe messo a segno oltre 250 raggiri ai danni di persone convinte di poter acquistare telefonini, tablet, play station e altro materiale. Tutti clienti che venivano descritti in una sorta di diario. È l’accusa mossa a un quarantenne leccese denunciato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, che nell’arco di due anni è risultato aver accumulato un illecito guadagno di oltre 80.000 euro. Tutto è partito dalla denuncia presentata presso il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Venezia da una persona che aveva inutilmente atteso la mancata consegna di uno smartphone acquistato su internet mediante ricarica di una carta di pagamento. Le indagini hanno portato a un uomo residente nel basso Salento, attualmente agli arresti domiciliari nella provincia di Lecce. Nel corso della perquisizione domiciliare disposta dall’autorità giudiziaria lagunare, gli investigatori veneti e leccesi, coordinati dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno rinvenuto vario materiale definito interessante, tra cui 9 telefoni cellulari, 20 carte di pagamento, diverse sim card e 163 fogli di appunti manoscritti.

Vendeva sul web prodotti che poi non spediva

Dall’analisi del materiale sequestrato è emerso che l’uomo avrebbe usato, attraverso 2.131 utenze telefoniche, 55 alias con i quali si presentava agli acquirenti (talvolta le generalità degli stessi truffati per commettere le sue frodi, configurando così anche il reato di sostituzione di persona) ed estrapolato 4.705 nominativi di potenziali vittime, che sono stati sentiti, uno per uno, per individuare chi, tra essi, avesse presentato una querela per truffa. Tra le vittime, in maggioranza uomini tra i 40 e i 60 anni, vi sono imprenditori, operai, impiegati, pensionati e studenti disoccupati, sparsi su tutto il territorio nazionale. È risultato che in 89 procure c’erano 183 procedimenti penali nei quali l’uomo risultava già indagato per truffa, più altri 69, che risultavano ancora instaurati contro ignoti. Per ogni offerta di vendita pubblicata su internet, il truffatore annotava sul suo “manoscritto”, l’oggetto proposto, l’alias con il quale si presentava, l’utenza telefonica usata per contattare l’acquirente nonché le generalità di quest’ultimo, il prezzo concordato e la carta sulla quale era stato effettuato l’accredito. Nel suo “diario”, inoltre, gli investigatori hanno trovato appuntati curiosi elementi riferiti a luoghi e persone per rendere ancora più credibili le sue truffe, ma anche sue impressioni sugli utenti con i quali veniva in contatto, classificandoli come “esperto di truffe”, “analfabeta”, “già cliente”, “ubriaco”, “anziano”, “vecchio”, “vecchio interdetto”, “è stato condannato a 1 anno per 300 truffe”, così da evitare ogni errore e rendere la sua attività ancora più efficace.