Le toghe Usa non sono “buoniste”: il killer di John Lennon resta in galera

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Niente da fare per Mark David Chapman, l’uomo che uccise John Lennon la notte dell’8 dicembre del 1980. Per la nona volta consecutiva gli è stata negata la libertà vigilata. Come riporta un articolo del Messaggero, la commissione giudicante dello stato di New York ha respinto la proposta con una motivazione ben precisa: «Il rilascio sarebbe incompatibile con il benessere della società e sminuirebbe la gravità del crimine e il rispetto della legge». Secondo il New York Daily News è il quinto tentativo da parte di Chapman nell’anno 2016. L’uomo continuerà a scontare la sua pena in cella e dovrà aspettare altri due anni per inoltrare nuovamente la richiesta.

Per l’assassino di John Lennon già 30 anni di carcere

Dopo trent’anni trascorsi nel carcere di Attica (proprio lo stesso di cui parlava John Lennon nel brano Attica State), nel 2012 Chapman è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Wende, a Buffalo. Due anni dopo, l’assassino ha dichiarato di essere stato un «idiota» per aver ucciso il cantante e musicista dei Beatles e di aver trovato Gesù. Ma l’ammissione di colpa e il suo cuore pieno di fede – come si legge sul Messaggero – non gli valsero uno sconto di pena. In quella occasione Chapman disse anche che era “confuso” e che aveva bisogno di attenzioni all’epoca e se la prese con lui, con un innocente. Quell’8 dicembre davanti all’edificio Dakota, dove John Lennon aveva abitato negli ultimi sette anni della sua vita, proprio di fronte a Central Park, Chapman sparò cinque colpi: quattro proiettili colpirono il musicista e uno di questi trapassò l’aorta. Dopo aver sparato, Chapman rimase impassibile sulla scena del crimine. Aveva con sé una copia de Il giovane Holden; si mise a leggere fino all’arrivo della polizia e quando gli chiesero se era cosciente dell’accaduto rispose: «Sì, ho appena sparato a John Lennon».