Si riapre la partita Premium, Mediaset attende le mosse di Vivendi

E’ finita la pausa estiva su Mediaset Premium e i molti sviluppi, assai più rilevanti, legati alla pay tv del Biscione. Compreso il possibile futuro riassetto dell’impero Berlusconi e le mire vere o presunte di Bolloré in Italia. Gli operatori comunque guardano più nel breve e in Borsa il titolo del Biscione è salito di quasi il 5% in attesa di nuove proposte del “promesso marito” Vivendi, che comunque smentisce decisamente come nelle ultime due settimane vi sia stata qualsiasi “evoluzione” nel dossier. L’attesa rimane comunque tutta sul consiglio di amministrazione del gruppo francese, già convocato per giovedì prossimo. Fino ad allora Mediaset – che continua a ribadire di voler solo l’applicazione del contratto firmato – rimarrà ferma, considerando che il board di Vivendi un’analisi della questione dovrà farla. Bollorè controlla infatti il 15% del gruppo media e di fatto comanda, ma non ne è il padrone assoluto.

Il tribunale darebbe ragione a Mediaset

Con qualche fondo speculativo che da sempre vorrebbe risultati più rapidi. A parte le cause miliardarie nei Tribunali, che vedrebbero vincere facilmente Mediaset ma che hanno tempi troppo lunghi per le dinamiche finanziarie, si possono tracciare due scenari per un possibile accordo. Quello più ricorrente, sostenuto anche dagli analisti di Mediobanca, luogo dove Berlusconi e Bolloré si sono sempre mossi in accordo, disegna un controllo paritetico di Vivendi e Mediaset della pay tv, in modo da poterla portare in dote alla piattaforma europea che i francesi stavano progettando e contemporaneamente non iscriverne le perdite interamente ai bilanci di uno solo dei due possibili alleati. E’ uno scenario che secondo molti operatori presenta però due pecche. La prima è che il Biscione non avrebbe alcun guadagno dal mancato rispetto del contratto che invece valuta Premium 765 milioni, ma soprattutto sarebbe una soluzione bicefala in un momento nel quale serve invece una guida precisa. L’anno prossimo ci sarà ad esempio l’asta per i diritti della Champions League, che hanno fatto lievitare le spese di Premium ma che sono anche il suo asset largamente più importante. E la scelta in materia deve essere studiata con largo anticipo. La seconda possibilità, che ovviamente non esclude la prima, è che Vivendi salga effettivamente nel capitale di Mediaset, ma non al 15% richiesto dai francesi, bensì a una quota più bassa (ragionevolmente vicina ma inferiore al 10%) che permetta a Fininvest di mantenere il controllo di fatto del gruppo televisivo. La modalità potrebbe essere la stessa proposta dai francesi (il prestito obbligazionario convertibile), con ostacoli che qui sono soprattutto ambientali: gli italiani non si fidano più dei francesi, temono che possano volere tutta Mediaset, magari per fonderla con Telecom alle loro condizioni. Allora si aspettano le mosse concrete di quello che da alleato si è trasformato apparentemente in avversario, con Piazza Affari che si riposiziona sul titolo del Biscione, cresciuto nell’ultima seduta 4,9% finale a 2,8 euro. Sono acquisti che portano al 6% il recupero dal minimo dell’ultimo anno e mezzo toccato a inizio mese, ma che lasciano il Biscione ancora in perdita del 29% dai livelli pre Brexit e del 14% dall’emersione dei contrasti con Vivendi.