“Se salta l’accordo, avrete 3 milioni di profughi”: la Turchia minaccia l’Italia

Solo i profughi siriani sono 2 milioni e 800 mila. Poi ci sono gli afgani e gli iracheni. Se davvero, come minaccia il presidente Erdogan, la Turchia dovesse congelare l’accordo con la Ue, ci sarebbero tre milioni di migranti pronti a trovare nuovi varchi nella rotta balcanica verso l’Europa. Al Viminale lo stato di allerta è massimo ma non c’è alcun piano “B” allo studio, si legge su “la Repubblica“.

L’invasione araba è una minaccia concreta

«È una minaccia come altre — dice il prefetto Mario Morcone, direttore del Dipartimento Libertà civili e immigrazione — ma fino ad ora non è giunto alcun segnale. Il problema, per altro, eventualmente toccherebbe la Grecia ma l’accordo ha retto e dalla Turchia alla Grecia non è passato più praticamente nessuno. E poi c’è il piano con l’Albania: lì abbiamo i nostri uomini». Da più di quattro mesi ormai fùnzionari del Viminale e uomini dell’intelligence lavorano a Tirana d’intesa con il governo albanese sia in chiave antiterrorismo che per far fronte ad un’eventuale apertura di una rotta adriatica che però fino ad ora i circa 50 mila migranti rimasti in Grecia non sembrano aver preso in considerazione. Collaborazione e anche finanziamento per l’apertura di due hotspot e per le operazioni di identificazione dei migranti e pattugliamenti misti. C’è invece una ripresa delle partenze dall’Egitto.

Gli scafisti adesso partono dall’Egitto

«E questi sono grandi pescherecci che portano 6-700 persone a volta — dice Morcone — è un fenomeno che sembra avere ripreso vigore nelle ultime settimane e con modalità nuove». L’ultimo sbarco di migranti partiti dall’Egitto domenica a Pozzallo dove la Squadra mobile ha fermato i cinque scafisti, tutti egiziani, e verificato che l’imbarcazione, partita dieci giorni prima, ha risalito le coste egiziane fino al confine con la Libia prendendo a bordo, in varie tappe, altri profughi che, da diverse spiagge egiziane, venivano condotti a bordo della nave su piccole lance. È invece pronto il nuovo piano con il quale il Viminale interverrà per la prima volta, grazie alle modifiche alla legge sugli enti locali appena approvata, per redistribuire in tutte le regioni le migliaia di minori non accompagnati i cui arrivi in Sicilia sono triplicati in cinque anni e che i comuni dell’Isola non riescono più ad accogliere.