Sarah Scazzi: ecco perché sono caduti gli alibi di Sabrina Misseri e Cosima

FacebookPrintCondividi

La verità processuale in 1277 pagine che ricostruiscono come in una matrioska i passi salienti dell’inchiesta e l’esito dei due dibattimenti. Ci sono voluti tredici mesi per il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello per l’omicidio di Sarah Scazzi (la 15enne di Avetrana uccisa e gettata in un pozzo il 26 agosto 2010) e non sono mancate le polemiche per un ritardo che ha indotto il ministero della Giustizia a disporre persino una ispezione.  I capitoli sono 16 e partono dallo svolgimento dei due procedimenti di primo e secondo grado. Sabrina Misseri e Cosima Serrano, cugina e zia della vittima, sono state condannate all’ergastolo, gli zii Michele e Carmine Misseri hanno rimediato rispettivamente 8 anni e 5 anni e 11 mesi di reclusione per soppressione di cadavere.

Si sbriciola l’alibi di Sabrina Misseri

Da pagina 82 il giudice estensore del provvedimento Susanna De Felice inizia a soffermarsi sui motivi della decisione dedicando la sua attenzione nel capitolo 1 al “clima del processo” al “principio del ragionevole dubbio” (capitolo 2) e alla cronologia delle indagini (capitolo 3). In sequenza: la denuncia della scomparsa della 15enne di Avetrana, il ritrovamento del suo cellulare, il ritrovamento del cadavere, gli interrogatori di Michele Misseri del 7, dell’8 e del 15 ottobre 2010, il fermo di Sabrina Misseri, l’interrogatorio del 5 novembre di zio Michele, i “soliloqui” di Carmine Misseri, i dialoghi in carcere, l’incidente probatorio del 19 novembre, le indagini successive, l’applicazione della misura cautelare nei confronti di Cosima Serrano. Il quarto capitolo delle motivazioni si riferisce alle misure cautelari e alle sentenze della Corte di Cassazione. Poi si passa alla ricostruzione dell’accaduto: l’antefatto (capitolo 5) e l’approfondimento sulla scomparsa (capitolo 6), compreso il “fallimento – spiega la Corte d’Assise d’appello – dell’alibi di Sabrina Misseri e Cosima Serrano”. Il capitolo 7 è relativo all’imputazione del sequestro di persona e il capitolo 8 è dedicato alla fase esecutiva del delitto, quindi “l’azione omicidiaria”, l’arma utilizzata, lo spostamento del cadavere in garage, le risultanze delle celle telefoniche, i moventi. Tra quelli indicati dall’accusa c’è la gelosia che Sabrina nutriva verso Sarah in quanto entrambe si erano invaghite dell’amico comune Ivano Russo. I giudici attribuiscono invece a Cosima Serrano un “autonomo risentimento” nei confronti della nipote. Secondo la ricostruzione dei giudici, Sarah Scazzi il pomeriggio del 26 agosto di sei anni fa, si recò nella villetta dei Misseri, in via Deledda, ebbe una prima lite con Sabrina e Cosima, poi cercò di fuggire ma fu raggiunta in strada e riportata in casa, dove fu strangolata e uccisa dalle due donne. Quindi il corpo fu portato nel garage e poi trasportato in auto nel pozzo-cisterna di contrada Mosca. Il capitolo 9 tratta le fasi successive all’omicidio, mentre il capitolo 10 parla del “cedimento emotivo” di zio Michele (che farà ritrovare il telefono della nipote) e della svolta nelle indagini, il capitolo 11 della soppressione del cadavere, il capitolo 12 delle condotte post delictum di Sabrina Misseri e Cosima Serrano dopo il 26 agosto 2010, il capitolo 13 delle varie versioni di Michele Misseri, il capitolo 14 della calunnia contestata a Sabrina Misseri, il capitolo 15 dell’imputazione contestata a Vito Russo, ex legale di Sabrina, e il capitolo 16 del trattamento sanzionatorio e delle statuizioni civili. I punti fermi ancora una volta vedono «Sabrina Misseri e Cosima Serrano insieme a Sarah pochi minuti prima della sua morte (in occasione del sequestro) ed evidenziano i comportamenti susseguenti alla sua fine in termini che – secondo i giudici – non consentono spiegazioni alternative rispetto a quelle della partecipazione al grave fatto delittuoso».