A Rio gli azzurri restano nella top ten mondiale, ma il declino c’è (e si vede)

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Venticinque medaglie era la stima fatta dagli esperti del Coni, ne sono arrivate 28, si eguaglia Londra – ma con più argenti – e si mantiene il nono posto tra le potenze dello sport. Scende il sipario sui Giochi di Rio con i colori azzurri che conservano un posto nella top ten per nazioni (stravinta naturalmente dalla corazzata Usa), ma il declino c’è e si vede.  Senza evocare l’Italia terza nel medagliere dei giochi di Roma ’60, dietro Stati Uniti e Unione Sovietica, basta soffermarsi sulle edizioni olimpiche degli ultimi vent’anni. Dal sesto posto ai Giochi di Atlanta del 1996 (35 medaglie), l’Italia è diventata settima nel medagliere del 2000 ai Giochi di Sydney, ottava ad Atene nel 2004, nona nel 2008 a Pechino e nel 2012 a Londra, ma con la Francia che ci ha staccato sensibilmente come numero complessivo di medaglie. E ora questo nono posto confermato in Brasile ma con l’Ungheria e l’Australia che ci hanno raggiunto come numero di medaglie d’oro. Inutile guardare ormai alla Francia, che è stata per anni il nostro storico parametro sportivo e la nostra rivale principale nel medagliere. In questa edizione lo sport transalpino ha ottenuto undici medaglie d’oro e, complessivamente, ben 14 medaglie in più.

Dai fasti di Roma ’60 al nono posto di Rio

I numeri parlano quindi chiaro: non siamo più tra le grandi potenze sportive del mondo, a conferma di una recessione che coinvolge purtroppo tutti gli altri settori della  società italiana. In tal senso è emblematica – a specchio con la nostra storia sportiva – la strepitosa ascesa della Corea del Sud. La nazione asiatica, divenuta una superpotenza economica, nella storia delle Olimpiadi ha conquistato la prima medaglia d’oro solo quarant’anni fa, a Montreal. Basta scorrere il medagliere delle ultime tre edizioni dei Giochi per registrare il sorpasso ai nostri danni: 13 medaglie d’oro a Pechino, altrettante a Londra, 9 a Rio, comunque una più dell’Italia.

Dopo Rio le prossime Olimpiadi a Tokyo

Nonostante tutto il presidente del Coni, si dice soddisfatto: «Abbiamo fatto una bella figura, sono contento. Potevamo anche guadagnare qualche altra medaglia, e ci abbiamo creduto - il bilancio del capo dello sport, Giovanni Malagò -. Ma sono orgoglioso di essere il presidente del Coni e di essere italiano». Tra le grandi delusioni il pugilato che, ko anche il favorito Clemente Russo, sfortunato con Mangiacapre, zigomo rotto e rimandato a casa, chiude i Giochi senza una medaglia, non succedeva da Atlanta ’96. Zero medaglie pure per l’atletica, partita già però monca della sua punta migliore: Gimbo Tamberi infortunatosi alla vigilia nell’alto. Nell’elenco mancano podi anche dalla scherma, al di sotto degli standard azzurri (un solo oro con Garozzo tra i maschi, e gli argenti di Di Francisca, Fiamingo e fioretto a squadre), nel canottaggio e nella vela, dove invece qualche chance c’era. Senza podi anche la ginnastica: poteva esserci il bronzo nell’artistica di Vanessa Ferrari, e le azzurre della ritmica: l’una e le altre in lacrime ai piedi del podio. Ma nella legge dello sport bisogna guardare sempre avanti. A Tokyo 2020 e, perché no, a Roma 2024. Comitato olimpico internazionale e sindaco Raggi permettendo.

 

medagliere Rio