Revocata la medaglia al partigiano che assassinò 54 “fascisti” in carcere

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Prese parte all’eccidio compiuto da una brigata garibaldina nel carcere di Schio, a guerra già conclusa, e per questo un ex partigiano vicentino, Valentino Bortoloso, oggi 93enne, si è visto revocare la cosiddetta medaglia della liberazione consegnatagli solo nel giugno scorso. La decisione – riferiscono i quotidiani locali – è stata presa dal ministero della Difesa, lo stesso che, sulla base di un elenco di nominativi compilato dall’Anpi, aveva incluso Bortoloso, nome di battaglia Teppa, tra gli ex partigiani da premiare. Ma quel nome faceva parte del gruppo che si macchiò dell’atroce eccidio di Schio, avvenuto tra il 6 e il 7 luglio 1945, a guerra finita. La brigata garibaldina di cui Teppa faceva parte si presentò nel carcere con i mitra e fece fuoco uccidendo 54 persone, scelte tra il centinaio che vi erano detenute, tra cui 14 donne, una delle quali di 18 anni. Non tutte peraltro, secondo le ricostruzioni storiche, rientravano negli scarni elenchi di prigionieri politici (cioè compromessi con il regime fascista) di cui il commando disponeva. Una rappresaglia a guerra finita, in un territorio, quello scledense, dove nazisti e milizie fedeli a Mussolini avevano represso in modo durissimo gli attentati e gli agguati dei partigiani contro le forze nazifasciste. Contro l’onorificenza a Bortoloso si erano sollevati i familiari delle vittime dell’eccidio, le forze politiche, con interrogazioni parlamentari, e lo stesso Comune di Schio, con una delibera attraverso la quale è stata chiesta al ministero della Difesa la revoca del provvedimento. Cosa che il ministro Roberta Pinotti ha fatto nei giorni scorsi, dandone comunicazione alla Prefettura di Vicenza.

Più di un partigiano riparò nell’Europa dell’Est

Probabilmente ha contribuito l’accertamento della verità storica da parte dei libri di Giorgio Pisanò e più recentemente di Giampaolo Pansa, oltre alle testimonianze delle migliaia di parenti delle vittime assassinate in maniera sommaria e spesso a guerra finita da parte dei partigiani comunisti. L’eccidio di Schio è uno dei più feroci episodi della guerra civile italiana. Tre processi furono celebrati per quella strage: nel primo tre partigiani vennero condannati a morte, tra cui Bertoloso, e due all’ergastolo. Ma in seguito all’amnistia che graziò  fascisti a antifascisti, scontarono solo dai 10 ai 12 anni. Nel 1952 un secondo processo condannò otto partigiani garibaldini all’ergastolo, ma sette di essi avevano già trovato riparo, con l’aiuto del Partito Comunista Italiano, all’estero, come del resto moltissimi partigiani autori di stragi. Nel 1956 si tenne un terzo processo teso a individuare i mandanti, ossia la catena di comando partigiana da cui era partito lordine di massacrare a guerra finita detenuti per motivi politici, molti dei quali avevano solo la colpa, come le donne, di essere imparentate con fascisti o presunti tali. Ma i due imputati furono entrambi assolti. Come al solito l’Unità, organo del Pci, tentò di prender ele distanze dagli assassini, definendoli “provocatori”, ma non era vero, perché quei partigiani avevano strettissimi legamo col Pci e con le Brigate Garibaldi. Tre di loro chiesero a Togliatti, allora segretario del Partito nonché ministro della Giustizia, di aiutarli a fuggire a Praga, cosa che “Il Migliore” fece. Ma la cosa che deve far riflettere sulla faziosità dei governi italiani venuti dopo il 1945 è il fatto che queste vittime innocenti per decenni vennero commemorate solo dai familiari e dalle organizzazioni di estrema destra. Non solo: in occasione delle celebrazioni le sinistre si oppongono, Anpi compresa.

Di seguito i nomi delle vittime innocenti:

Teresa Alcaro, anni 45, segretaria del Fascio Repubblicano Femminile di Torrebelvicino, operaia tessile
Dottor Michele Arlotta, anni 62, membro del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, primario dell’ospedale di Schio
Irma Baldi, anni 20, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
Quinta Bernardi, anni 28, operaia tessile
Umberto Bettini, anni 40, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, impiegato
Giuseppe Bicci, anni 20, della Milizia stradale della Gnr, impiegato
Ettore Calvi, anni 46, legionario fiumano, commissario del Fascio di Torrebelvicino e di Valli del Pasubio, tipografo
Livio Ceccato, anni 37, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, brigadiere della Gnr, impiegato
Maria Teresa Dal Collo, anni 56, casalinga
Irma Dal Cucco, anni 19, casalinga, di Valli del Pasubio
Anna Dal Dosso, anni 19, operaia
Antonio Dal Santo, anni 37, iscritto al Fascio Repubblicano, caporalmaggiore della Gnr., operaio
Francesco De Lai, anni 42, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, operaio tessile
Settimio Fadin, anni 49, squadrista antemarcia, comandante La Disperata, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
Mario Faggion, anni 27, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, milite della G.N.R., autista
Severino Fasson, anni 20, milite della Gnr, calzolaio
Fernanda Franchini, anni 39, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
Silvio Govoni, anni 55, membro del Comando della Brigata Nera di Schio, impiegato
Adone Lovise, anni 40, impiegato
Angela Irma Lovise, anni 44, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, casalinga
Blandina Lovise, anni 33, ausiliaria della Rsi, impiegata
Lidia Magnabosco, anni 18, prestò servizio presso i tedeschi, casalinga
Roberto Mantovani, anni 44, commissario prefettizio di Tretto
Isidoro Dorino Marchioro, anni 35, segretario del Fascio di Schio e di San Vito di Leguzzano, commerciante
Alfredo Menegardi, anni 37, milite della Brigata Nera di Thiene, capostazione
Egidio Miazzon, anni 44, fondatore del Fascio Repubblicano di Schio, membro del Direttorio, impiegato
Giambattista Mignani, anni 25, milite della Gnr
Luigi Nardello, anni 35, brigadiere della Gnr, cuoco
Teresa Omedio Ciscato, anni 41, operaia tessile
Giovanna Pangrazio, anni 31, ausiliaria della Rsi, impiegata al Fascio Repubblicano di Torrebelvicino
Alfredo Perazzolo, anni 29, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, meccanico
Vito Ponzo, anni 57, commerciante
Giuseppe Pozzolo, anni 45, impiegato
Giselda Rinacchia, anni 24, iscritta al Fascio Repubblicano di Schio, operaia
Ruggero Rizzoli, anni 51, maggiore, della segreteria del Duce, diresse l’Ufficio Dispersi della RSI a Gargnano
Leonetto Rossi, anni 20, studente, della Milizia stradale della Gnr
Antonio Sella, anni 60, ex podestà di Valli del Pasubio, del Direttorio del Fascio Repubblicano di Schio, farmacista
Antonio Slivar, anni 65, commissario prefettizio e segretario del Fascio Repubblicano di Malo, pensionato
Luigi Spinato, anni 36, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, portiere
Giuseppe Stefani, anni 63, Podestà di Valdastico, impresario
Elisa Stella, anni 68, casalinga
Carlo Tadiello, anni 22, studente, ufficiale Gnr
Sante Tommasi, anni 53, fiduciario del commissario del Fascio di Schio ,capitano alpini collaborazionisti, impiegato
Luigi Tonti, anni 48, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
Francesco Trentin, anni 56, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, delatore, invalido, operaio tessile
Ultimo Zigliotto, anni 38, Iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, commissario comunale dell’Opera Nazionale Balilla, impiegato
Oddone Zinzolini, anni 40, squadrista antemarcia, iscritto al Fascio Repubblicano di Schio, rappresentante
Morti in seguito per le ferite riportate
Giovanni Baù, anni 44, commerciante
Settima Bernardi, anni 21, operaia
Arturo De Munari, anni 43, tessitore
Giuseppe Fistarol, anni 47, maggiore genio
Mario Plebani, anni 49, squadrista antemarcia comandante di coorte, reggente del Fascio Repubblicano di Schio, commerciante
Carlo Sandonà, anni 74, membro della Milizia, pensionato ex-barbiere
Dottor Giulio Vescovi, anni 35, commissario prefettizio (capitano della divisione corazzata Ariete, pluridecorato al valor militare)