Privacy, choc alla Regione Basilicata: vanno online migliaia di dati sensibili

Dilettanti allo sbaraglio. E’ bufera sulla Regione Basilicata dopo che il Garante per la Privacy ha scoperto che l’amministrazione di centrosinistra guidata dal socialista, ex-Ds, Marcello Pittella, condannato dalla Corte dei Conti per i rimborsi illeciti e indagato in altre vicende, figlio dell’ex-senatore Domenico e fratello di Gianni, capogruppo dei Democratici al Parlamento Europeo, ha pubblicato sul portale della Regione migliaia di dati sensibili e, fra essi, i dei dati personali di chi aspira a ricevere contributi per interventi di risparmio energetico, ma la cui domanda non è stata accolta e anche i dati di chi si trova in situazioni di disagio economico.
L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, intervenuta a seguito della segnalazione di un cittadino, ha stabilito che la Regione guidata dal centrosinistra ha messo on line dati personali di migliaia di persone senza avere una idonea base normativa che glielo consentisse.
Gli obblighi di trasparenza previsti per legge stabiliscono infatti che vengano pubblicati on line solo i nominativi dei destinatari di sovvenzioni superiori a mille euro.
Dall’istruttoria del Garante è emerso, invece che la Regione ha pubblicato, in graduatorie visibili a tutti, anche dati, come il nominativo del richiedente, il codice identificativo, il costo preventivato complessivo, il contributo concedibile e, in alcuni casi, il motivo dell’esclusione, di persone che non avevano neanche ricevuto il contributo economico.
Complessivamente sono stati messi on line, scaricabili e liberamente accessibili, dati personali relativi a oltre 10 mila persone di cui solo 935 beneficiari di contributi salvo scorrimento della graduatoria.
Le graduatorie, inoltre, essendo state formate in base all’Isee dei partecipanti, dando priorità ai soggetti che si trovano in condizioni di disagio economico, potrebbero rivelare situazioni di indigenza dei beneficiari collocati nei primi posti.
L’Autorità privacy ha dunque vietato la diffusione in Internet dei dati personali riferiti a soggetti che non risultano destinatari del contributo economico (perché la relativa istanza è stata respinta o perché è ancora in fase istruttoria), nonché di quelli riferiti a soggetti la cui collocazione in graduatoria potrebbe rivelare una situazione di disagio economico.
La Regione dovrà conformare per il futuro la pubblicazione di atti e documenti in Internet alle disposizioni del Codice privacy, prevedendo, ove necessario, un accesso alle informazioni delle graduatorie da parte degli interessanti mediante credenziali di autenticazione in aree ad accesso selezionato del sito web istituzionale, come previsto anche nelle Linee guida in materia di trasparenza e pubblicità.
Dopo l’intervento dell’Autorità la Regione ha dichiarato di aver provveduto alla cancellazione dei dati. Ma ora c’è il rischio di richieste danni da parte delle migliaia di cittadini screditati sul web in una gogna pubblica e mondiale.