No alla riforma costituzionale in nome della libertà e di una vera democrazia

Noi, cittadini di una Nazione democratica, consapevoli che un libero parlamento è il presidio delle libertà costituzionali della persona, riteniamo che la stabilità dei governi non possa essere costruita sull’asservimento delle Camere al potere esecutivo. Per questo pensiamo che il capo dell’esecutivo debba essere eletto direttamente dai cittadini, rendendo così stabili i governi, non più sfiduciabili da una occasionale maggioranza parlamentare e insieme facendo finalmente libero il parlamento di esercitare pienamente il potere legislativo e di controllo, votando, se necessario, anche contro il governo, senza il condizionamento di provocarne con ciò la caduta.

 Gli errori della riforma costituzionale

La legge elettorale deve poi assicurare una rappresentanza reale e non falsata, delle forze politiche esistenti e una effettiva libera scelta degli elettori dei loro rappresentanti, perché questa, questa sola, è la vera essenza della democrazia. Il combinato disposto riforma costituzionale-legge elettorale, predisposto dal governo Renzi, produce invece effetti opposti, da un lato rende completamente asservito il parlamento all’esecutivo per assicurarne la stabilità, dall’altro priva praticamente i cittadini del diritto di scelta dei propri rappresentanti, tanto alla Camera che al Senato. Quest’ultimo organo, poi, mantenuto in vita con tutte le sue strutture, ma senza più le caratteristiche di Camera elettiva, diviene un vero e proprio fattore di confusione istituzionale, perché, privo di molte competenze attualmente regionali o condivise, mantiene però competenza sulle leggi costituzionali e sulle leggi europee, pur essendo nominato dai consigli regionali. La riforma elettorale è legata alla riforma costituzionale anche dal fatto che non prevede più elezioni politiche per il senato, senza però che esso sia stato ancora definitivamente abolito, come Camera pienamente deliberante, con il rischio conseguente di stallo politico-elettorale, per la contraddizione che si potrebbe produrre tra le due camere, dopo l’esito referendario. Una situazione anomala, che il governo ha scientemente determinato per provare a creare un fatto compiuto, con poco rispetto della scelta che i cittadini democraticamente faranno nel referendum. Il quadro normativo, mal definito e farraginoso, sui limiti di intervento deliberante del Senato nei rapporti con la camera, sarà poi foriero di inefficienze e di un contenzioso di fronte alla corte costituzionale, maggiore di quello che si è provato ad eliminare nei rapporti diretti con le Regioni. Ma il fatto fondamentale resta quello del deficit di democrazia, del Parlamento ridotto a strumento tecnico del governo, composto in massima parte da nominati e in cui una ridotta minoranza potrebbe trovarsi a governare con ampia maggioranza, in virtu di una legge autoritaria. È una riforma costituzionale che tradisce sostanzialmente la costituzione stessa nei suoi principi fondanti e che sbarra la strada ad una vera riforma con elezione diretta del capo dell’esecutivo, accoppiata a collegi uninominali, che assicuri una democrazia reale ed efficiente. La riforma del governo Renzi non porta ad una democrazia che decide, ma ad un autoritarismo inefficiente.