Parisi prepara la convention e snobba gli oratori di partito (con l’ok di Silvio)

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Stefano Parisi metterà mano in questo scorcio di agosto al programma definitivo della convention per la rinascita del centrodestra, che dovrebbe svolgersi a metà settembre, proprio quando Matteo Salvini riunisce i suoi a Pontida. Uno sfregio al Carroccio?  Può essere, ma potrebbe anche trattarsi di un modo per tenere separati campi, attività e ospiti. E proprio su quest’ultimo punto si annunciano novità di un certo interesse: non ci saranno infatti – almeno secondo quanto finora è filtrato – esponenti di Forza Italia o di altri partiti sul palco. Non sono previsti interventi in “politichese”. Del resto il raduno non è una convention azzurra, ma un trampolino di lancio per Parisi, il quale – secondo quanto scrive il Corriere – avrebbe contattato altri illustri oratori: Giorgio Squinzi, già al timone di Confindustria, Antonio Gozzi, leader di Federacciaio e Claudio De Albertis, presidente di Ance. Sul taglio tutto economico e non ideologico del meeting – in linea con la “politica del fare” esaltata a più riprese da Parisi – Berlusconi non ha avuto nulla da ridire ma le mosse di Parisi, com’è noto, non preoccupano solo Salvini e quella parte del centrodestra che spinge per una linea populista e lepenista.

C’è tutta la vecchia guardia azzurra che appare indisponibile a farsi mettere da parte e che è pronta a lanciare il guanto di sfida a qualunque manovra innovativa che non premi in qualche modo l’ostentata fedeltà al Cavaliere e la militanza agguerrita ai tempi dell’antiberlusconismo più feroce. Così Renato Brunetta scandisce il suo disappunto: “Il centrodestra non aspetta il Papa straniero, ad oggi esiste solo la leadership di Berlusconi”. E Paolo Romani non è da meno nello scagliare siluri: dopo Berlusconi non ci sarà un altro Berlusconi. “E’ finito – dice alla Stampa – il tempo dell’uomo solo al comando”. E a chi tocca allora ereditare lo scettro? “Tocca alla classe dirigente che in questi vent’anni è maturata, sono i 4500 eletti in ogni sede istituzionale…”. Inoltre, secondo Romani, la ricostruzione del centrodestra si fa con chi è convinto del No al referendum. Ora, Stefano Parisi ha detto che voterà No ma è anche pronto a tendere la mano conciliatrice all’area di Alfano, dove invece si voterà Sì alla riforma Boschi. Ma il messaggio di Romani è un altro: il centrodestra si ricostruisce se si dà una forte identità antirenziana. Poco spazio, dunque, per i “moderati”. Un messaggio che si lega ad un’altra preoccupazione che serpeggia nelle file azzurre: la tentazione di Berlusconi di dire sì a Renzi se quest’ultimo, dopo un’eventuale bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta, dovesse invitarlo di nuovo al Nazareno per accordarsi su una nuova riforma elettorale. Tentazione che però il Cavaliere non ha confidato a nessuno. Solo un’ipotesi quindi. Ma un’ipotesi allarmante. Alle manovre di Parisi risponde infine anche Matteo Salvini, con una dichiarazione molto poco conciliante: “Se qualcuno pensa di coinvolgere nel centrodestra del futuro Alfano, Fini, Verdini, traditori e poltronari vari – ha detto – ha sbagliato a capire! La Lega non ci starà mai: si guarda avanti, non indietro”.