Sul Paese piegato dal sisma, il grido di dolore delle toghe: non toccateci le pensioni

Il Paese è ferito, piegato dal sisma, addolorato, scioccato. Ma loro, i sindacalisti dei magistrati, hanno tutt’altro per la testa. Più che sui morti e sui feriti del terremoto, sulle case crollate, sulle chiese distrutte, sul patrimonio cancellato, sono concentrati sulle pensioni delle toghe.
E’ questione di priorità.
Il grido di dolore – non per i morti ma per le pensioni dei magistrati – lo lancia, nel momento in cui ancora si scava fra le macerie per cercare i morti, il Coordinamento di Area, l’organismo che riunisce le correnti di sinistra della magistratura.
Con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli i sindacalisti delle toghe di sinistra strillano alla lesa maestà per le pensioni dei magistrati: «Siamo sconcertati dal fatto che la netta opinione espressa dall’Anm contro la proroga dei termini massimi di permanenza in servizio – inutile e foriera di gravi ingiustizie – sia stata del tutto ignorata dal governo».
Una questione fondamentale, in effetti, quella della proroga del pensionamento dei magistrati varata ieri dal governo. Cosa volete che siano i morti di Amatrice, di Accumoli e degli altri paesi della zona di fronte alle pensioni della magistratura?
Insomma ci sta che i sindacalisti delle toghe di sinistra siano un tantinello inferociti per quella che ritengono essere una questione di «dubbia costituzionalità» e lo strillino ai quattro venti chiedendo all’Anm di «reagire con fermezza a questa umiliazione, di proclamare lo stato agitazione e di chiedere con urgenza un incontro con il ministro della Giustizia Orlando». E l’Anm che fa? Come può il sindacato di tutte le toghe non raccogliere questo grido strozzato di dolore per le pensioni? Come può ignorare cotanta «umiliazione»?
E, infatti, non la ignora. Precisi come un orologio svizzero, 5 minuti esatti dopo che il Coordinamento di Area ha lanciato sulle agenzie di stampa la sua richiesta d’aiuto l’Anm, sventurata, risponde.
La scelta del governo di prorogare il pensionamento di alcune categorie di magistrati appare, fa sapere l’Anm con un assist millimetrico al Coordinamento di Area, «viziata da profili di illegittimità costituzionale» perché «produce chiare situazioni di disparità di trattamento». Di qui la perentoria richiesta al governo di «un immediato ripensamento».
«La scelta del governo di prorogare, con decretazione d’urgenza, per un altro anno, il trattenimento in servizio solo di alcuni dei magistrati che sarebbero andati in pensione il prossimo dicembre – scrive l’Associazione Nazionale Magistrati – appare inaccettabile sotto diversi aspetti. Oltre a dimostrare una scarsa lungimiranza nella politica giudiziaria, produce chiare situazioni di disparità di trattamento, è viziata da profili di illegittimità costituzionale, che saranno certamente fatti valere da chi non beneficerà della norma, e crea, per la prima volta nella storia repubblicana, la distinzione, peraltro decisa dall’esecutivo, tra magistrati di serie A e magistrati di serie B. Si tratta di un provvedimento che, come tutti gli atti legislativi destinati a pochi, pone in essere un grave vulnus costituzionale».
«L’Associazione Nazionale Magistrati auspica, pertanto, un immediato ripensamento nell’interesse dell’intera magistratura, disorientata e quantomeno sdegnata da questa politica dei “due pesi e due misure”, e di tutti i cittadini, i quali con difficoltà comprenderanno le ragioni di questa scelta». Forse i cittadini hanno più difficoltà a comprendere come si possa, mentre il Paese è ancora sotto shock per il terremoto e ancora si scava fra le macerie per recuperare i morti, minacciare agitazioni, scioperi e sfracelli per le pensioni della magistratura.