Olimpiadi di Rio, l’altra classifica: ecco la vera graduatoria tra le Nazioni

Ci sono molti modi per valutare la forza ed il ruolo delle Nazioni. Ci si basa su dati economici (prodotto interno lordo, disoccupazione, produzione industriale, debito pubblico); su dati numerici (numero degli abitanti, area territoriale); su dati culturali (musei e mostre, laureati, libri e giornali); su dati politici (presenza negli organismi internazionali, incarichi di vertice, capacità d’influenza, partecipazione a spedizioni militari).

Ma vi è anche la possibilità di valutare la forza di una Nazione in base ai risultati sportivi mondiali, dalle varie Coppe dei tornei di Calcio alle Olimpiadi. Riteniamo quindi opportuno, una volta chiuse le Olimpiadi svoltesi nelle scorse settimane a Rio de Janeiro, fare alcune considerazioni tenendo conto del numero di medaglie complessivamente conquistate dai vari Paesi.

La classifica delle Olimpiadi in base alle medaglie

La statistica ufficiale più diffusa formula la graduatoria in base alle medaglie d’oro, e da questo punto di vista si sono classificate in testa Usa, Inghilterra, Cina, Russia, Germania, Giappone, Francia, Corea del Sud, Italia, Australia. Se si fa invece la graduatoria in base al totale delle medaglie conquistate (perché spesso si arriva secondi o terzi per pochi decimi di secondo, per un tiro in meno o per un giudizio discrezionale delle giurie), la graduatoria si modifica leggermente così: Usa, Cina, Inghilterra, Russia, Germania, Francia, Giappone, Australia, Italia, Corea del Sud.

La classifica in base alla popolazione

Ma noi abbiamo voluto fare un altro tipo di graduatoria che in genere non si fa, rapportando le medaglie totali conquistate con la popolazione della Nazione corrispondente. E’ infatti evidente che se si ha una maggiore “disponibilità” di persone è più probabile che molte si dedichino agli sport e possano accedere alle Olimpiadi.

Ebbene, così facendo le graduatorie di cui sopra si modificano sensibilmente e significativamente!

Abbiamo al primo posto la Nuova Zelanda; poi, esclusi piccoli Paesi che si confrontano solo su pochi sport, abbiamo l’Ungheria, l’Australia, l’Olanda, la Gran Bretagna, la Francia, il Canada, la Germania, l’Italia, la Russia, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, la Spagna, il Giappone. La Cina si colloca solo al 17° posto, avendo un rapporto medaglie/popolazione dello 0,05 medaglie per milione di abitanti: e gli USA, risultati primi, hanno il rapporto di 0,38 medaglie per milione di abitanti.

Considerazioni su questa graduatoria

Cosa significa la graduatoria di cui sopra? Che ci sono Paesi i quali dedicano grande interesse allo sport, facilitandolo in molti modi, probabilmente anche agevolati da condizioni economiche e di vita più favorevoli (come può dirsi per la Nuova Zelanda e l’Australia, ma non certo per l’Ungheria) ed altri in cui tutto è affidato alla buona volontà dei singoli e del “privato” di cui gli Usa – battuti, in questa classificazione, dalla Russia nonostante le penalizzazioni da questa ricevute con le esclusioni di atleti – ne sono un chiaro esempio.

Vi sono poi altre considerazioni geo-politiche. Gli Stati dell’Unione Europea, nonostante la generale indifferenza dei governi per lo sport che non è mai stato preso in considerazione nei programmi della stessa Commissione Europea, hanno ottenuto generalmente ottimi risultati collocando in ben sette posizioni sulle quattordici sopra indicate. Da tener presente il generico maggior invecchiamento della popolazione europea, e la condizione di maggiore disoccupazione giovanile (che certamente non agevola la pratica dello sport) che avrebbero dovuto essere degli handicap. Ma i risultati conseguiti sono un segno indubbio di una tradizione che comunque tende a perpetuarsi.

La cosa invece che sorprende è l’assenza pressoché totale di Paesi i quali contano una numerosa popolazione, con età media assai bassa, che praticamente non ottengono risultati. Pensiamo ad esempio all’India, al Messico ed alla Turchia.

Ma il rilievo più importante si riferisce all’Africa. Solo il Kenia ed il Sudafrica, probabilmente perché eredi della tradizione sportiva inglese, ottengono qualche buon risultato. Ma gli altri Paesi molto popolosi dell’Africa (Egitto, Congo, Nigeria) non hanno ottenuto praticamente nulla.
Insomma, anche in questo settore l’indice africano di “sportività” è negativo confermando così indirettamente gli altri indici relativi allo sviluppo economico e sociale.

Il risultato dell’Italia

L’Italia tutto sommato ha ottenuto un buon risultato, in qualsiasi classifica la si collochi (medaglie d’oro, numero totale di medaglie, rapporto con la popolazione). Ma ciò, a nostro parere, deriva essenzialmente da tre fattori: una radicata tradizione in alcune specialità che continua ad essere trasmessa alle nuove generazioni; un forte impegno delle Forze Armate con i loro “Gruppi Sportivi”; la individualità degli atleti impegnati.

Ci sembra che si sarebbe potuto fare di più se in Italia lo sport avesse, al di là del calcio, un’attenzione maggiore da parte del governo e di tutte le altre istituzioni pubbliche. Parliamo di finanziamenti al Coni per l’apertura di nuove palestre e la formazione degli istruttori; parliamo della riattivazione o della costituzione delle attività sportive all’interno delle scuole superiori e delle università; parliamo d’incentivi da parte delle Regioni agli imprenditori nel campo sportivo.

Oggi, molto di tutto questo è assai carente ed i risultati non entusiasmanti poi si vedono. Se poi pensiamo non solo che non esiste un apposito Ministero per lo Sport, ma che le deleghe ministeriali relative a questa materia sono state assunte direttamente da Renzi, comprendiamo facilmente lo stato della situazione sportiva in Italia.