Le Olimpiadi dei cafoni: giudice ucraino mostra il dito medio alle azzurre

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Follie, veleni, polemiche, bon ton ignorato. A Rio, finora, s’è visto un po’ di tutto, purtroppo. C’era stato il tentato stupro del pugile marocchino ai danni di due cameriere del villaggio olimpico, poi le liti con gli arbitri sulle pedane delle arti marziali, quindi gli incidenti diplomatici, con la Serbia, che per bocca del suo ministro dello sport, Vanja Udovicic, aveva raccomandato ai suoi atleti di disertare la cerimonia di premiazione qualora finissero sul podio insieme a un rivale kosovaro, per non parlare del rifiuto del judoka egiziano Islam El Shehaby, battuto negli ottavi di finale della categoria 100 chilogrammi ai Giochi Olimpici di Rio, di stringere la mano al suo avversario, l’israeliano Or Sasson.
L’ultimo epidosio di anti-sportività, o di semplice cafoneria, ha visto per protagoniste le atlete azzurre della scherma, specialità spada, battute in semifinale dall’Ucraina per tre stoccate di scarto, per poi perdere in finale anche contro le americane. Ma il punto non è la sconfitta, quanto l’atteggiamento tenuto da un giudice ucraino durante le convulse fasi di protesta della azzurre per alcune decisioni della giuria nel corso della semifinali, con l’ostentazione del dito medio, da parte di un giudice olimpico ucraino, nei confronti dello staff azzurro e delle nostre atlete.

L’espulsione del giudice ucraino

La vicenda si è conclusa con una denuncia e una decisione: la Federazione internazionale di scherma ha infatti revocato l’accredito al membro della commissione arbitrale Fie, l’ucraino Vadym Guttsait, dopo aver accertato che quest’ultimo ha mostrato il dito medio ai rappresentanti della delegazione azzurra. Durante gli assalti i dirigenti italiani si erano più volte lamentati perché “con il suo comportamento l’ucraino stava cercando di condizionare le decisioni arbitrali”. La decisione dell’espulsione per la violazione di una norma comportamentale prevista dal regolamento Fie è stata presa in seguito ad una riunione straordinaria ed urgente del Bureau della Federazione internazionale, convocata dopo la protesta ufficiale avanzata dal capo della delegazione italiana, Paolo Azzi. Giustizia è fatta, ma De Coubertein, e anche Monsignor Della Casa, si staranno rivoltando nella tomba…