Nicola, gommista di Amatrice senza più lavoro: «Non me ne vado, resto qui»

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C’è anche il terremoto che non uccide subito, ma può consumare lentamente, logorando il tessuto economico e produttivo di una comunità, quella di Amatrice, che, una volta finito di piangere i morti, avrà bisogno di aiuti anche per ricostruire reddito.
Cb Gomme lo conoscono tutti, o meglio era fino al 23 agosto il punto dove tutti i cittadini del centro montano sconvolto dal sisma montavano battistrada estivi e invernali.
«Anche se l’officina non ha avuto particolari crolli e potrei riaprire, per chi riapro?”, resta senza risposta la domanda del titolare, il gommista Nicola Capranica, 47 anni, ospitato nella tendopoli del villaggio turistico lo Scoiattolo assieme alla moglie, Francesca Romana Baldi, 46, entrambi impegnati, lei come scenografa, anche nel Nuovo Teatro Amatriciano, un gruppo locale di recitazione amatoriale nato nel 1998 che porta in scena spettacoli comici in dialetto.
«La verità è che dovrei andare via, ma non voglio. E ora sto cercando di convincere anche lei», indica la coniuge che ribatte subito: «Ma io ho paura». La loro casa è in una zona periferica, ha molti danni, ma non è collassata.
«Le scosse continuano e non si riesce ad avere un attimo di pace. Ieri – prosegue la donna – siamo rientrati con i vigili del fuoco per prendere qualcosa. Che abbiamo portato via? Praticamente un sacco di niente, tutte cose inutili», sospira.
Nicola ha svolto all’Aquila il servizio militare, «era il 1989, me li porto bene gli anni vero?», prova perfino a scherzare il gommista di Amatrice.
«Non ho sentito nessuna scossa allora, comunque il nostro terremoto è stato diverso da quello del capoluogo abruzzese: lì c’è stato uno sciame durato mesi, qui non ci ha neanche avvertito: vi ammazzo e basta. Ci ha voluto dire».
Francesca è in pensiero per il figlio Simone, 21 anni. «Da tre giorni si sta trascinando dietro tutti i suoi amici, è lui che ha estratto dalle macerie un bimbo senza vita – racconta – non è della Protezione civile perciò lo cacciano dai campi, ma in qualche modo ci rientra sempre per dare una mano. Gli è venuto un barbone lungo così ma lo vedo scavato in viso. Per fortuna ci sono i nostri ragazzi, speriamo che loro abbiano la forza di dare un futuro a questa comunità».