È morto il Vescovo che patì 35 anni di carcere nella Cina comunista

È stato davvero, e per tutta la vita, un Vescovo contro il potere. E’ morto sabato 30 luglio mons. Vincenzo Huang Shoucheng, Vescovo diocesano di Xiapu (Funing) nella provincia di Fujian (Cina continentale). Vescovo non riconosciuto dal potere del partito comunista cinese. Aveva 93 anni, e ne aveva passati 35 tra carcere, lavori forzati e arresti domiciliari. Lo annuncia la sala stampa vaticana, informando che il Vescovo era stato ricoverato in ospedale lo scorso 15 maggio, si era ripreso, e aveva chiesto di poter morire a casa, come è poi avvenuto. I funerali si sono svolti il due agosto nella cattedrale, con la partecipazione di migliaia di fedeli che hanno reso omaggio alla salma. Il presule defunto era nato il 23 luglio 1923 a Kangcuo, nei pressi di Fu’an (Fujian) in una famiglia di tradizione cattolica, aveva frequentato il seminario minore di Luojiang e aveva compiuto studi filosofico teologici presso il seminario maggiore di Fuzhou. Nel ’49 era stato ordinato prete, e dopo l’ordinazione ha insegnato nel seminario minore di Funing ed è stato parroco a Xiapu e in altre parrocchie. Negli oltre 60 anni di sacerdozio, ne ha passati 35 fra prigionia, lavori forzati, arresti domiciliari, restando sempre fedele al Papa e in comunione con la Chiesa di Roma. Nell’85 è stato ordinato Vescovo e, nonostante non fosse riconosciuto dalla autorità civili, predicava e seguiva la formazione di religiosi e laici. Sotto la sua guida la diocesi è notevolmente cresciuta e oggi contra 90mila cattolici, oltre 60 sacerdoti, 200 suore e 330 consacrate.