Manovra, dopo la pausa estiva tornano le stangate (e le balle) di Renzi

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Di ottimistico – per così dire – c’è solo il mare di promesse che puntualmente Renzi fa. Di negativo ci sono le stangate che altrettanto puntualmente Renzi nasconde fino a quando non emergono. La lista dei desiderata per la prossima legge di bilancio è lunga: anticipo pensionistico, con forse qualche aggiunta per le pensioni minime, intervento sul cuneo fiscale, confermando probabilmente la decontribuzione per i nuovi assunti, seppure in ulteriore decalage, rinnovo del bonus per i diciottenni, misure per la famiglia, pacchetto per le imprese e la produttività, rinnovo dei contratti del pubblico impiego, conferma dell’ecobonus esteso anche però anche ai condomini. Il tutto da aggiungere agli unici elementi davvero certi, il disinnesco delle clausole di salvaguardia, sui cui il governo si è pienamente impegnato, e il taglio dell’Ires, la sola misura già finanziata. Per tutto il resto le risorse languono, le stangate tornano ad essere un incubo. Ma dopo il sostanziale via libera arrivato da Angela Merkel, il ricorso a nuova flessibilità sui conti sembra più plausibile.

Tra le stangate. Per salvare la faccia Renzi aspetta l’elemosina della Merkel

Per difendersi dalle stangate potrebbero tornare alla ribalta anche quelle che la Commissione Ue identifica come “circostanze eccezionali”. Evoluzioni del ciclo economico giudicate cioè talmente fuori dalla media da giustificare l’adozione di maglie più larghe nell’esame della contabilità nazionale. L’Italia vi ha già fatto ricorso per migranti e emergenza sicurezza, ma potrebbe ancora appellarsi alla stessa clausola per far ripartire crescita, investimenti e occupazione dopo il terremoto scatenato dal referendum britannico. Tra settembre e ottobre, quando il quadro macroeconomico sarà più chiaro, la trattativa con l’Ue e con gli altri Paesi membri verterà dunque probabilmente su quanta flessibilità chiedere per mantenere comunque l’impegno di ridurre deficit e debito sotto i livelli attuali. Per quest’anno l’Italia ha strappato un 2,3% di indebitamento netto. Portandolo nel 2017 dall’1,8% accordato dall’Ue ad un eventuale 2,2% potrebbe ottenere altri 6/7 miliardi di margine di manovra. Sempre che nei prossimi mesi il Pil non riservi altri brutti scherzi, come quello del secondo trimestre. Per l’anno in corso, nonostante il rallentamento della crescita, Morando esclude categoricamente una manovra correttiva ma, se il rallentamento dovesse trasformarsi in una frenata, il controllo dei conti diventerebbe impresa ben più ardua.