Sotto le macerie si può resistere 7 giorni, con acqua e cibo anche 1 mese

Un tempo infinito. Sette giorni. Con la polvere alla gola, senza acqua e senza cibo. Respirando a fatica con tonnellate di macerie addosso ma protetti, magari, da una trave di ferro. Però ce la si può fare, dicono gli esperti, a sopravvivere tutto questo tempo. E’ difficile, difficilissimo. Ma non impossibile. Anche se con il passare dei giorni diminuiscono le probabilità di trovare qualcuno in vita sotto le macerie del disastroso terremoto del Centro Italia, gli sforzi incessanti di questi giorni hanno ancora diverse possibilità di successo.
Una persona giovane e in buona salute, se ha avuto almeno la fortuna di non subire traumi gravi e di trovarsi in un posto con un buon ricambio d’aria può resistere anche per sette giorni, afferma Mario Costa, past president della Società Sistema 118. Mentre se ha la fortuna di poter disporre di cibo o acqua è possibile sopravvivere anche più a lungo, come dimostrano anche alcuni casi eccezionali che si sono verificati nella storia recente.
Casi eclatanti come quello di Seul, in Corea del Sud, dove una ragazza fu estratta viva dalle macerie 17 giorni dopo il crollo di un grande magazzino sono l’eccezione, non la regola. Ma accadono. O il caso ancora più estremo di Evans Monsignac, un giovane haitiano, che venne estratto vivo dalle macerie di una casa 27 giorni dopo un terremoto nel 2010 e che raccontò l’assai poco credibile versione di non avere avuto a disposizione cibo o acqua.
«La possibilità di sopravvivenza dipende da diversi fattori – precisa Costa -, innanzitutto dall’età e dalla condizione fisica, poi dalla presenza di fratture o traumi gravi o altre condizioni che richiedono un intervento medico. In generale si può dire che una persona può resistere anche una settimana, a patto che possa respirare, tempo che aumenta se ad esempio ha la possibilità di bere, che è la cosa più importante, o mangiare».
Il pericolo maggiore, afferma Costa, viene da ferite o fratture gravi, o dalla cosiddetta”sindrome da schiacciamento”, che si ha quando parti del corpo sono compresse dalle macerie: «queste sono condizioni che diminuiscono molto la resistenza», spiega Costa.
Per una persona che è sopravvissuta ai crolli ma che ha riportato un danno molto grave, come una sindrome da schiacciamento che riguarda più organi, la finestra temporale per intervenire è invece molto ridotta, sottolinea il presidente eletto della società Mario Balzanelli.
«In questo caso i pazienti sono ancora salvabili se portati nei centri di riferimento – spiega l’esperto – ma entro le prime 12 ore al massimo dal trauma. Quando si opera in questo tipo di teatri ci si trova davanti tutto lo spettro di possibili traumi, può capitare di vedere persone uscire da cumuli terribili di macerie con qualche semplice contusione».