L’ultimatum di Erdogan agli Usa: «O con la Turchia o con Gulen»

Si fa sempre più alta la tensione tra Turchia e Stati Uniti d’America. C’entra certamente la presenza su suolo americano di Fetullah Gulen, l’ex-imam miliardario che Recep Tayyp Erdogan considera la mente e l’ispiratore del fallito golpe di un mese fa, ma ancor di più c’entra la marcia di riavvicinamento tra Ankara e Mosca culminata due giorni or sono nell’incontro tra il presidente turco e Vladimir Putin. Un summit – secondo l’ambasciatore turco in Russia, Umit Yardim, – servito a creare «una base per il dialogo politico» in Siria. Ma è anche un summit che Washington ha seguito a distanza non senza apprensione.

L’ambasciatore turco a Mosca: «Sì alla Nato ma siamo indipendenti»

La Turchia è partner della Nato e la sua posizione strategica ne fa un alleato prezioso, Erdogan lo sa e per questo alterna sapientemente minacce di allontanamento e propositi di lealtà. Forse è anche per questo che Yardim ha tenuto a precisare che l’incontro non ha cambiato granché l’atteggiamento turco verso la Siria, che resta molto distante da quello della Russia: «I punti di vista dei Paesi – ha detto – non possono cambiare da un giorno all’altro, neanche in una situazione di crisi». E ancora: «Non intendiamo uscire dalla Nato e non si discute di abbandonare il dialogo con l’Unione europea, queste sono speculazioni, però noi conduciamo una politica estera indipendente».

Prosegue il “repulisti” di Erdogan

Ma resta il punto di frizione tra Washington e Ankara su Gulen: È lo stesso Erdogan a dirlo in maniera che più esplicita non si potrebbe:  «Gli Usa – ha intimato – devono scegliere tra la Turchia e Gulen. Prima o poi dovranno farlo». Se non è un ultimatum, poco ci manca. Di Gulen Erdogan vuole l’estradizione. È il più importante e temuto dei suoi nemici e per niente al mondo vorrebbe lasciare incomnpiuto il repulisti in atto nel Paese. Gli ultimi a farne le spese sono i dirigenti del partito filo-curdo Hdp, il cui quartier generale è stato oggetto di perquisizione perché sospettato di aver fornito sostegno ad attività illegali di militanti curdi.