La vita in carcere di Luca Gramazio: voglio vedere mio figlio da uomo libero

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In carcere legge Platone e Aristotele, ma mangia anche il risotto alla provola che gli cucina il suo compagno di cella, soprannominato Masterchef. Ma nonostante le buone letture e la solidarietà degli altro detenuti Luca Gramazio, figlio di Domenico, già capogruppo del Pdl alla Regione Lazio e in carcere per l’inchiesta Mafia capitale dal 5 giugno 2015, il suo futuro lo vede nero. È dimagrito oltre venti chili. È sicuro che le accuse contro di lui andranno in fumo in sede processuale ma ha già atteso moltissimo. Lunghi mesi senza potersi difendere da un’imputazione infamante, che ha distrutto una carriera politica bene avviata: soldi e assunzioni in cambio di appalti dal duo Carminati-Buzzi. Sui soldi ricevuti Gramazio ha fatto una dichiarazione spontanea quando è cominciato il processo: «Non ho mai ricevuto un solo euro illecito da quando faccio politica».  «Le assunzioni – si difende Gramazio – non sono state 24 come rivelerebbe un’intercettazione  ma 5-6 e le persone sono state mandate a casa dopo pochi mesi».

Il suo caso è tornato all’attenzione dei giornali grazie alla visita del senatore di FI Francesco Giro, che è andato a trovarlo a Rebibbia due giorni fa, dove Gramazio si trova detenuto con i criminali del 41 bis. Ma già sui social era partita una mobilitazione per chiedere che gli vengano concessi i domiciliari, iniziativa appoggiata da Francesco Storace, cresciuto nella sezione del padre Domenico, l’Appio Latino. «Conosco Luca da quando era bambino – ha scritto Storace sul Giornale d’Italia – e francamente ho più di un dubbio nell’individuarlo come potenziale mafioso. Ma questo lo devono stabilire i giudici e non certo io. La questione è: quanto deve durare la carcerazione preventiva? Gramazio potrebbe essere tranquillamente processato a piede libero. O ai domiciliari, se proprio non si sopporta l’idea di liberarlo dalla detenzione».

La Stampa ha dedicato alla sua vicenda un’intera pagina, sottolineando che dal giorno della detenzione Luca Gramazio, non ha mai potuto vedere il figlio Valerio, nato venti giorni dopo il suo arresto. Non vuole che glielo portino in visita, vorrebbe riabbracciarlo da uomo libero.

Dall’inizio del processo – ha scritto Francesco Bei sulla Stampa – Gramazio non si è perso un’udienza, studia le carte, spulcia i faldoni, dice di avere fiducia nei giudici. Contesta l’accusa di avere pranzato con Massimo Carminati: «Quel giorno ero in consiglio regionale a votare, lo ricordo bene perché era il mio compleanno. Sarebbe bastato controllare i verbali della seduta». Le giornate in carcere scorrono lente, infinite, proprio come i tempi della giustizia italiana e in particolare quelli del processo Mafia Capitale che, secondo gli avvocati, non terminerà prima del 2019.