Indignati sì, non per le «cos(c)e» della Boschi ma per le “bufale” di Renzi

Se proprio dobbiamo indignarci, lasciamo che siano gli arcigni custodi del politicamente corretto a censurare la vignetta del Fatto Quotidiano sulle «cos(c)e» della Boschi  (sarà satira alquanto pecoreccia, ma pur sempre satira) e facciamolo per la plateale bufala scappata a Matteo Renzi, che si è detto pronto a destinare ai «poveri» fantomatici 500 milioni di euro di risparmio garantiti – a suo dire – dalla vittoria del “Sì” al referendum confermativo di incerta data. Che il premier fosse aduso scambiare pubbliche provvidenze con consenso elettorale era apparso chiaro sin dalle elezioni europee di due anni: allora furono gli 80 euro in busta paga, orgogliosamente sventolati in tv come una bandiera a forma di megascontrino da quella sciamannata della Picierno, a determinare il successo del Pd.

Quell’altra elemosina di Renzi…

Nel frattempo è diventata legge il contributo di 500 euro, naturalmente travestito da bonus culturale, ai fortunati che compiranno 18 anni nel 2016. Un’altra elemosina, questa volta  salutata impudicamente da Valentina Vezzali, già atleta plurimedagliata e ora deputata in Scelta Civica, alla stregua di «un contributo al processo di integrazione, necessario se vogliamo realizzare una società inclusiva, senza barriere e rispettosa di ognuno». Decisamente meglio l’atleta. Prima ancora era stata la volta di un altro bonus, di analogo importo, destinato alla dotazione informatica delle insegnanti. Tanta munificenza non indispettirebbe se l’Italia navigasse spinta dal vento di una crescita economica stabile e duratura. Ma la situazione è purtroppo ben diversa e ha ragione da vendere chi s’incazza nel vedere Renzi nei panni del grande elemosiniere in danno terzi, cioè i contrubuenti. Già, perché se in patria il premier mai eletto spende e spande, in Europa va invocando flessibilità sui conti pubblici, cioè licenza di sforare il bilancio è di violare i patti. Ma i simil-cerberi di Bruxelles non fanno niente per niente, e la flessibilità che oggi fanno finta di accordare sono pronti a riprendersela con gli interessi domani sotto forma di tasse più salate e balzelli più esosi. Questo Renzi lo sa fin troppo bene. Fa solo finta di dimenticarsene perché il suo vero obiettivo è allontanare la resa dei conti con l’Europa a dopo le elezioni politiche. Nel frattempo, lascia cadere briciole dalla mensa come un vecchio satrapo. Ma l’aspetto più comico è che un sòla così si spaccia pure per nuovo. Che tempi!