In fin di vita buttafuori che ha impedito agli spacciatori di entrare in discoteca

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«A Bisceglie comandiamo noi!». Glielo hanno ripetuto più volte con aria minacciosa. Ma lui, Sabino Caccavo, andriese ma residente a Corato, quarant’anni, di professione buttafuori, non si è fatto intimorire da quei quattro spacciatori che cercavano a tutti i costi di entrare nella discoteca di Bisceglie il cui ingresso era strettamente sorvegliato dal bodyguard. Ora Sabino Caccavo è ricoverato in rianimazione e lotta fra la vita e la morte. I quattro pusher, Giosuè Caterino, Nicola De Vincenzo, Mauro Leuci e Paolo De Gennaro, di età fra i 25 e 30 anni e con precedenti penali per reati contro il patrimonio, la persona e spaccio di stupefacenti, non gliel’hanno perdonata. E il 12 agosto scorso lo hanno aggredito con coltelli e pistole. Un’aggressione violenta e tremenda: Caccavo è ricoverato in rianimazione in prognosi riservata e in gravi condizioni da quel 12 gennaio. E’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico, ma le ferite riportate sono così gravi – a fegato, intestino e torace – che «è vivo per miracolo», ha detto il procuratore reggente di Trani, Francesco Giannella, in conferenza stampa.
Due degli aggressori, Giosuè Caterino e Nicola De Vincenzo, sono stati fermati pochi giorni dopo il ferimento, gli altri due, Mauro Leuci e Paolo De Gennaro, sono stati arrestati oggi dai carabinieri sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di aver gravemente ferito con una coltellata e più colpi di pistola il bodyguard che aveva impedito ai quattro di entrare nella struttura nella quale – secondo le indagini – il gruppo avrebbe dovuto spacciare droga.
Più volte i quattro avevano minacciato più il bodyguard nei giorni precedenti l’agguato. Sabino Caccavo, infatti, più volte aveva impedito che quei ragazzi entrassero nel locale sul lungomare di Bisceglie per il quale lui faceva il bodyguard, per evitare che compissero all’interno i loro affari illeciti. «I quattro spacciavano e il bodyguard stava facendo il suo dovere – ha aggiunto procuratore reggente di Trani, Francesco Giannella – impedendo loro che entrassero nel locale».
«Quella notte nei suoi confronti hanno messo a punto un agguato – ha spiegato Giannella insieme al pm Michele Ruggiero – attirandolo in un luogo appartato con un pretesto. Una volta fuori dal locale lo hanno colpito presumibilmente prima al torace con il coltello e poi gli hanno sparato». Per identificare gli arrestati è stata utile la testimonianza della vittima, che è riuscita a parlare prima di arrivare in ospedale e a confidare a persone a lui vicine di essere stato minacciato.