Il Vate contro il Duce: Sylos Labini mette in scena il D’Annunzio segreto

«Sarà un D’Annunzio inedito. Il Vate degli italiani come non lo si conosce, non il Superuomo o l’eroe decadente dedito al piacere, ma l’uomo Gabriele D’Annunzio con le sue fragilità e i suoi dissidi interiori». Così Edoardo Sylos Labini racconta il nuovo spettacolo che lo vede protagonista e che debutta l’11 ottobre al Teatro Quirino di Roma, D’Annunzio segreto. Arriva tre anni dopo Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie, sempre da lui interpretato L’attore lavora agli ultimi ritocchi del copione, scritto assieme ad Angelo Crespi. Nel look già impersona il Vate della poesia italiana con i curatissimi baffi dell’epoca e il taglio di capelli rasato. Ha sempre con sé il diario segreto e ogni occasione è buona per entrare nel personaggio che sta studiando. «Lo spettacolo mostrerà un altro volto del poeta, emergeranno da alcuni carteggi e materiale messo a disposizione dal Vittoriale che patrocina lo spettacolo, aspetti poco noti, sconosciuti – sottolinea – ma sarà possibile scoprirli solo a teatro».

D’Annunzio inedito in scena al teatro Quirino di Roma

Regia di Francesco Sala, tra gli interpreti anche Giorgia Sinicomi, Evita Ciri Alice Viglioglia e Viola Pornaro, la pièce si concentra sugli ultimi anni della vita del poeta, romanziere e drammaturgo abruzzese, nelle stanze del Vittoriale, dal ’21 al ’38. «In primo piano il rapporto contrastato con Mussolini, quello con i suoi figli, con Eleonora Duse con cui continua a dialogare attraverso canali esoterici, la morte – prosegue l’attore – un D’Annunzio combattuto. Pirandelliano. In quel fortino dorato si aggira tormentato, sempre più consapevole del tempo che passa. Di giorno gioca a interpretare quel D’Annunzio di cui arriverà a “sentire l’orrore”, tra donne, mondanità, tormenti politici e contrasti accesi con il Duce – aggiunge Edoardo Sylos Labini – di notte viene fuori la sua essenza più umana. Preme nella sua coscienza la consapevolezza di ciò che è stata la sua vita e della morte sempre più vicina, nonostante ne abbia cercato più volte una eroica. E comprende che ciò che resta immortale è la poesia».