Germania: vietato il velo integrale. Ecco le leggi contro il terrore

«Viviamo in tempi difficili ». È toccato al ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere declinare così, ieri, la fatica di un intero Paese di fronte alla sfida del terrorismo e alla politica delle «porte aperte» lanciata da Angela Merkel un anno fa. A quei tempi difficili, il governo tedesco tenterà di dare risposta con una serie di misure antiterrorismo: e tra le proposte c’è anche la messa al bando del burqa, si legge su “Il Corriere della Sera“.

La Germania ora vuole vietare il burqa

Le nuove norme saranno annunciate da de Maiziere oggi, 24 ore dopo una serie di perquisizioni contro predicatori che incitavano i giovani alla jihad. Prevedono la velocizzazione delle procedure di espulsione; una maggiore flessibilità nella gestione dei dati sui sospetti; la possibilità, per i medici, di violare il segreto professionale e informare le forze dell’ordine nel caso in cui un paziente confidi loro di voler compiere reati. Quest’ultima misura — motivata dal fatto che nel più sanguinoso dei 5 attacchi avvenuti tra il 18 e il 26 luglio, quello di Monaco, l’attentatore fosse stato in cura per disturbi psichici — ha causato la reazione della Spd e delle associazioni mediche del Paese. La misura, spiegano, rischia di essere controproducente: «Il risultato», ha detto il capo del sindacato dei dottori Rudolf  Henke, «sarà quello di avere meno persone disposte a farsi trattare per disturbi depressivi».

CDU-CSU vogliono misure più dure

Ancor più controverso potrebbe rivelarsi un secondo pacchetto di 27 misure che i ministri dell’Interno dei vari Länder appartenenti a Cdu e Csu discuteranno con de Maiziere il 18 agosto. Tra le richieste ci sono l’aumento di 15 mila unità, entro il 2020, delle forze di polizia; un aumento della videosorveglianza in luoghi pubblici; la cancellazione della possibilità, per i tedeschi, di avere la doppia cittadinanza; la messa al bando del velo integrale. Una mossa a rischio: se è vero che una misura simile già esiste (in Francia e Belgio, ad esempio; e persino in Germania, pur se solo in situazioni specifiche, ad esempio negli stadi), un comitato governativo l’aveva giudicata, nel 2012, potenzialmente incostituzionale.