Fiori bianchi per Mariasol e Giulia, tra le più piccole vittime del terremoto

Fiori bianchi sulle bare di Marisol e Giulia, tra le più piccole vittime del terremoto della notte del 24 agosto. Le vegliano i rispettivi papà, rimasti feriti durante le scosse, mentre le madri sono ancora ricoverate in ospedale, anche se in miglioramento. Si intrecciano storie di famiglie nella palestra comunale del quartiere di Monticelli ad Ascoli Piceno, dove sono state trasferite le salme del versante marchigiano del sisma, in attesa dei funerali solenni, celebrati dal vescovo di Ascoli, sabato alle 11:30, presenti il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi, la presidente della Camera Laura Boldrini.

La mamma di Giulia trasportata in barella

Trasportata in barella nella palestra di Ascoli dove sono composte le bare delle vittime del sisma, è arrivata la mamma di Giulia, morta a nove anni, sorellina di Giorgia, 5 anni, che invece è stata estratta viva dalle macerie di Pescara del Tronto da un vigile del fuoco. ”Ciao, mamma ti ama tanto” ha detto la donna avvicinando al volto la foto della figlia appoggiata sulla cassa. Assistita dai parenti e dagli scout, è stata poi riportata in ospedale dopo qualche minuto. La storia di Patrizia, scampata al terremoto che le ha lasciato pochi segni sul corpo ma la morte nell’anima. A Pescara del Tronto sono rimasti uccisi nel crollo della casa di famiglia suo marito Alberto Reitano, il figlio Tommaso e gli anziani genitori, Corrado Marano e Santa Giorgi. E’ seduta in mezzo alle quattro bare, annichilita dal dolore, come stordita. Da due giorni non la lascia mai una ragazzina che, fra le lacrime, trova comunque la forza di sostenerla.

Ora serve il supporto psicologico ai familiari

Dalla gioia al dolore è scivolata in un attimo la famiglia Celani, molto conosciuta nell’ascolano perché gestisce un’impresa di traslochi storica. Giulio Celani è stato estratto vivo dalle macerie della sua casa sui Sibillini. “Parlava con noi, sembrava stesse bene dopo che l’avevano tirato fuori dalle macerie, non ci aspettavamo un peggioramento. E invece piano piano si è spento” mormorano i familiari. Famiglie imparentate fra loro, cognomi che tragicamente ricorrono sui coperchi delle bare allineate nell’impianto sportivo. Tra i nuclei più colpiti i Pala, i Cafini e i Rendina, che contano numerosi morti. Ma in quelle zone di montagna, se non si è parenti, si è certamente amici. E nella palestra adibita a obitorio i vivi piangono tutti i morti. Una fotografia che li ritrae insieme a pranzo campeggia fra le bare dei coniugi Clara e Pietro, due anziani di Pescara del Tronto; l’istantanea di una gita con parenti e amici sulla cassa di Savina. C’è chi offre il proprio loculo nel cimitero di Ascoli visto che il camposanto di Arquata è inagibile. E’ il caso di una donna di Acquasanta Terme: l’ha messo a disposizione di una donna di Pescara del Tronto morta nel sisma; due suoi figli sono ancora ricoverati in ospedale, il terzo è in arrivo da Roma. Sembrava che la bara dovesse essere portata via  ma i familiari hanno deciso di attendere i funerali solenni. «Vi ringrazio. Mia madre sarebbe stata contenta di sapere che a portarla a spalla sarebbero stati i boy scout» dice una donna a sei giovani scout di Monteprandone che hanno caricato la cassa su un carro funebre. Ragazzi che, insieme ai volontari della Protezione civile e della Diocesi, assistono i familiari delle vittime offrendo viveri, acqua, frutta, caffè, ma soprattutto una parola di conforto, cosi come fanno i medici psicologi dell’ospedale Mazzoni. Altre persone hanno deciso di anticipare il rientro dei loro cari defunti nelle città di provenienza. E’ il caso dei familiari delle vittime originarie di Pomezia Terme: i giovanissimi cugini Gabriele Pratesi (8 anni) ed Elisa Cafini (14), le nonne Irma Cafini (81) e Rita Colaceci (72) ed anche Arianna Masciarelli (15 anni) e Andrea Cossu (47). Erano a Pescara del Tronto per una vacanza diventata tragedia. Riceveranno l’ultimo addio questo pomeriggio nella loro città.