Fininvest chiede a Vivendi 570 milioni di euro di danni: onorare il patto

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E’ di 570 milioni di euro la richiesta di risarcimento danni che Fininvest avanza a Vivendi, la società francese che ha fatto sapere di non voler onorare il contratto firmato ad aprile per l’acquisto di Premium.
La cifra è emersa da una nota in cui il gruppo Finivest annuncia di aver depositato presso il Tribunale di Milano l’atto di citazione al fine di ottenere che a Vivendi «venga ordinato di dare pieno adempimento al patto parasociale allegato al contratto firmato con Mediaset l’8 aprile».
Nell’atto di citazione Fininvest chiede «in ogni caso il risarcimento dei gravi danni già subiti. Tali danni ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l’altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine».
La richiesta di Fininvest segue quella già depositata dalla controllata Mediaset, ma il nucleo è rappresentato sempre dalla stessa richiesta di esecuzione coattiva del contratto. Una causa civile per la quale non sono previsti tempi biblici, né per la convocazione della prima udienza né per arrivare a una eventuale sentenza. Il gruppo televisivo italiano chiede 50 milioni al mese dalla rottura certificata di fine luglio, ma molti operatori di mercato fanno notare che si è scelto – in realtà anche per la complessità di approntare gli atti con gli studi legali quasi chiusi per le vacanze – di non procedere con la più impegnativa causa per danni, che da Mediaset si quantifica su un valore non inferiore al miliardo e mezzo. Questa “dilazione” viene vista come lo spazio nel quale poter effettuare i primi approcci tra i due contendenti.
Vivendi finora non parla e la stampa francese non considera la vicenda, ad esclusione di un articolo del quotidiano economico Les Echos dove viene attribuita a Mediaset una posizione più morbida di quanto emerso finora. L’attesa resta per il consiglio di amministrazione di giovedì dei francesi e per la successiva conference call, ma Vivendi qualche prezzo comincia a pagarlo: in Borsa nelle ultime sei sedute ha perso oltre il 3 per cento, con Mediaset in rialzo nella prima giornata della settimana dello 0,4 per cento e oggi del +4,35 per cento. E, a proposito di analisti, nel loro mondo la cautela resta massima sulla questione: nessun report, giudizi sul titolo del Biscione e target price confermati, con gli esperti di settore di Banca Imi che confermano come «la visibilità sugli scenari futuri» resti «bassa».
Per quel che riguarda Vivendi, invece, gli analisti vedono un secondo trimestre in miglioramento: i ricavi sono attesi stabili a 2,6 miliardi, l’ebitda a 351 milioni, l’utile operativo a 109 milioni e l’utile netto a 192,6 milioni. C’è da dire che nel primo trimestre l’utile netto era calato di oltre il 27 per cento a 99 milioni di euro, principalmente per effetto dell’impatto negativo da 41 milioni dell’accordo giudiziario concluso negli Usa con Liberty Media, che ha chiuso un contenzioso lungo oltre dieci anni su uno scambio azionario. Insomma i soldi non mancherebbero a Vivendi per pagare eventuali danni a Fininvest e Mediaset. Ma dalle parti di Cologno Monzese fanno sapere che, se Vivendi onorerà il contratto firmato ad aprile per l’acquisto di Premium, Mediaset è disposta poi a valutare altre offerte, a discutere di tutto con Vivendi.
Gli affari sono affari dicono gli uomini del Biscione ma si sottolinea, contestualmente, che è anche una questione di principio: non si può accettare, soprattutto in casa propria, una mossa unilaterale del prossimo possibile partner. Le vie per arrivare alla pace sono diverse e per ora gli analisti non si sbilanciano su quale possa prevalere, anche perché ora ufficialmente è il momento dello scontro.