Droga libera, non ci sono i numeri in Parlamento: no dei cattolici del PD

La legge sulla cannabis cerca una maggioranza per settembre ma difficilmente, date le divisioni che attraversano trasversalmente le forze parlamentari, la troverà in tempi brevi. È stata questa l’ultima legge ad essere «incardinata» con la discussione generale, il 25 luglio, ma si sa che dovrà tornare nelle commissioni di merito (Giustizia e Affari sociali) alla ripresa dei lavori parlamentari della Camera e ciò perché il testo arrivato in Aula non è stato votato in commissione per la gran mole di emendamenti presentati e non è stato dato di conseguenza un esplicito mandato al relatore perché era evidente che non c’era stata la possibilità di arrivare ad una sintesi con relativa, adeguata, maggioranza, si legge su “il Mattino“.

Droga «light»: una proposta senza maggioranza

Insomma si ricomincerà daccapo. Saranno quindi le due commissioni il luogo di «decantazione» e possibile sintesi dove si cercherà di sanare le problematiche contraddizioni che avvolgono – politicamente parlando un provvedimento teoricamente snello e semplice che permette l’«auto-coltivazione» di 5 piantine, il possesso fuori casa di 5 grammi e di 15 in casa oltre a disciplinare l’uso terapeutico della cannabis. Il problema è che la cannabis, come le unioni civili, è tema etico che innesca divisioni e muri non aggirabili, come quello promesso in prima persona dal ministro Alfano.

1.700 dei circa 2.000 emendamenti sono di Ap

Ma a farsi sentire sono stati anche i cattolici del Pd e, trasversalmente, molti altri deputati che indicano in ben altre le priorità di cui la Camera deve discutere dopo le ferie. Che la questione sia complessa l’ha dimostrato, visivamente, la scelta del governo, il 25 luglio, di non esprimere alcun parere ne sul provvedimento nel suo complesso, ne sui singoli emendamenti (anche per questione di tempo vista la mole). Insomma la scelta è stata quella di non impegnare il governo in un confronto che molto probabilmente si esaurirà, alla fine, con una soluzione minimale che riguarderà la disciplina dell’uso terapeutico della cannabis. La legge, primo firmatario il Pd Giachetti e sostenuta e voluta da Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Esteri, registra il favore di 280 deputati e 78 senatori, ma ha contro la netta opposizione dei centristi diAp (che promettono conseguenze sul quadro politico) e la dichiarata ostilità, conclamata in tutte le sedi, di due ministri: Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa.