Dati sul commercio Istat: reggono solo i discount, male i negozi di alimentari

«I dati migliorano rispetto a maggio, quando si era registrato un disastroso calo generalizzato. Ma è troppo presto per parlare di una inversione di tendenza». Commenta così le statistiche Istat sul commercio al dettaglio il segretario dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona. «Le vendite alimentari in volume, ad esempio, sono ancora ferme su base annua – aggiunge Dona – mentre addirittura scendono su base mensile, sia in valore che in volume (-0,1%). Gli ipermercati segnano ancora una riduzione delle vendite nei confronti di giugno 2015 (-0,3%) e non si intravede alcuna uscita dal tunnel per i piccoli negozi di alimentari» . «Gli unici a registrare un andamento positivo sono i discount. E questo perché le famiglie, avendo finito i soldi, vanno a caccia dei prezzi più convenienti e bassi, anche se questo li obbliga a rinunciare a marche più conosciute e famose» conclude Dona.

Per l’Istat esercizi alimentari in calo dal 2015

Secondo il comunicato dell’Istat, le vendite al dettaglio sono in aumento a giugno 2016 in valore dello 0,2% rispetto a maggio e dello 0,8% rispetto a giugno 2015.  A trainare è il settore non alimentare che cresce dello 0,4% sul mese e dell’1% sull’anno, con aumenti tendenziali per quasi tutti i prodotti a partire da mobili, articoli tessili, arredamento (+2,1%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (+1,7%). I prodotti alimentari, invece, vedono un calo dello 0,1% sul mese e un incremento dello 0,2% sull’anno. Rispetto a giugno 2015, il valore delle vendite al dettaglio aumenta dello 0,7% sia nelle imprese che operano nella grande distribuzione sia in quelle operanti su piccole superfici. L’incremento raggiunge il 3,2% per gli esercizi specializzati non alimentari e l’1,3% per i discount ed è esteso a tutte le tipologie di negozi tranne i piccoli esercizi alimentari (-0,1%) e gli ipermercati (-0,3%). L’Istat diffonde anche i dati sul volume delle vendite che mostrano a giugno una crescita dello 0,1% sul mese e dello 0,2% sull’anno. Per i prodotti alimentari ne emerge un calo dello 0,1% sul mese e un andamento stazionario sull’anno. Per quelli non alimentari, invece, c’è un aumento dello 0,3% sul mese e dello 0,5% sull’anno.