Così gli islamici di al Nusra vogliono fare della Siria una prigione religiosa

In Siria, e specificamente ad Aleppo, si combatte una guerra contro il legittimo governo del presidente Bashar al Assad finanziata dall’estero. Da alcuni Stati petroliferi del Golfo sicuramente ma anche da potenze occidentali che hanno interesse a rovesciare con un golpe armato il governo di Damasco, così come fecero in Libia, in Iraq e in Afghanistan, con risultati, visti oggi, assolutamente disastrosi per il mondo. Assad è finora l’unico capo di Stato di quelli presi di mira dall’Occidente che si sta difendendo bene, ossia non si è lasciato linciare come gli altri e non ha intenzione di mollare. All’inizio il golpe armato siriano fu presentato come una delle tante “primavere arabe”, ma dopo qualche mese si capì che la “rivoluzione” aveva fallito, grazie al consenso della popolazione siriana, e che dietro al terrorismo c’erano gruppi e gruppetti islamici eterodiretti dall’estero, e non solo dalle petrolmonarchie del Golfo. Ma la grancassa mediatica internazionale era ormai partita, e Assad era diventato da presidente un “dittatore”, il suo governo un “regime”, terminologie alle quali si sono immediatamente adeguati anche i Tg italiani. E il bello è che molti di questi gruppi islamici terroristi in origine erano finanziati e armati direttamente dagli Stati Uniti, ma solo i più “moderati”, ovviamente, come se tra queste bande esistessero falchi e colombe. Decine di gruppi in Siria si combattono tra loro e a volte anche contro l’Isis, altre volte contro i curdi, altre contro gli Hezbollah, altre ancora contro l’esercito fantoccio del Syrian Free Army, una specie di minestrone che raduno tutti gli oppositori di Assad, sperando che una volta finita la guerra possa salire al potere. Tra i gruppi siriani più agguerriti e organizzati c’è il Fronte al Nusra, nato nel 2012, inizialmente definito moderato dall’Occidente ma poi finito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il gruppo è responsabile di almeno l’80 per cento degli attentati suicidi in Siria degli ultimi anni, di agguati ed esecuzioni, di rapimenti: già rapimenti.

Al Nusra rapì le due attiviste italiane ad Aleppo

Poiché in Italia abbiamo la memoria troppo corta, ricordiamo che questi fieri avversati del “dittatore” Assad si resero responsabili del rapimento e la detenzione di due italiane, attiviste di una organizzazione non riconosciuta della Farnesina, che proprio ad Aleppo, guarda caso, furono rapite da sequestratori armati dalla casa del capo del “consiglio rivoluzionario” dove abitavano da poche ore. Dopo una lunga trattativa con al Nusra, con l’intermediazioni di due Stati arabi, le due furono liberate dietro il pagamento di un forte riscatto, che è servito certamente a acquistare esplosivi, mezzi militari, armi e munizioni, oltre a pagare i molti mercenari di tutti i Paesi arabi che si arruolano con al Nusra: in particolare, a migliaia sono venuti dal Marocco e dalla Tunisia. Il riscatto ovviamente è stato negato dalla Farnesina, ma autorevoli fonti stampa inglesi, statunitensi e anche italiane hanno parlato di una cifra che andrebbe dai 12 ai 20 milioni di dollari. Ecco perché al Nusra si è potuto permettere di mettere una taglia di tre milioni e mezzo di dollari sulla testa del presidente Assad, pubblicizzato sulla sua rivista, nonché promettere un forte premio in denaro per ogni soldato nemico ucciso. Al Nusra (Partigiani del soccorso al popolo della Grande Siria) è anche affiliato ad Al Qaida, ma non se la intende troppo con l’Isis, col quale ha avuto anche dei confronti armati. Negli ultimi anni al Nusra si è reso responsabile di migliaia di attacchi e uccisioni in Siria e due anni fa ha rapito anche 45 caschi blu dell’Onu figiani, che non sono famosi certo per le loro imprese belliche. Anche questi furono rilasciati indenni, ed è legittimo presumere che le Nazioni Unite abbiano sborsato un bel po’ di dollari. Al Nusra dispone di circa diecimila combattenti tutti perfettamente equipaggiati e addestrati. La loro base, da sempre, è Aleppo. Guarda caso.