Coerenza: quelli che oggi strillano contro i muri, furono i primi a costruirli

Oggi strillano strumentalmente contro i muri anti-clandestini, ma le sinistre europee furono le prime a innalzarle: a Berlino, e sparavano contro chi tentava di uscire dal paradiso comunista per andare verso la libertà. Oltre 200 civili innocenti furono assassinati dai Vopos, le guardie comuniste della Germania Est, o catturati e poi assassinati, secondo la migliore tradizione comunista. E oggi gli ipocriti della sinistra se la prendono con Trump che vuole il muro ai confini messicani, con Orban che vuole difendere l’Ungheria dagli islamici, e con tutti quelli che vogliono difendere il loro Paese dall’invazione di clandestini, invasione organizzata e orchestrata dalle associazioni buoniste di tutta Europa, che sulla tratta degli schiavi ci guadagnano bei soldi. Era il 13 agosto 1961, 55 anni fa, quando entrò in funzione il muro anti-libertà comunista, che tra l’altro i sovietici costrinesero i cittadini di Berlino a edificare con le loro mani. Abbiamo dimenticato di dire che il muro fu ufficilamente chiamato Barriera di protezione antifascista, come se ci fossero fascisti che aspiravano a passare oltre la Cortina della vergogna, dove la gente soffriva la fame, non c’era libertà, crescevano i campi di concentramento per chi non la pensava come loro  e la pena di morte era applicata per reati politici. Tutto questo è durato sino al 9 novembre 1989, quando i tedeschi scelsero la loro libertà abbattendo il muro comunista che impediva la libera circolazione tra le due Germania.

Quello di Berlino fu il primo dei muri d’Europa

Come si ricorderà, tre quarti di Berlino vennero dichiarati liberi, mentre il quarto era controllato dai sovietici. La città era completamente circondata dalla Germania Est, per cui si venne a formare un’enclave raggiungibile solo per via aerea. Tanto che nel 1948 il cosiddetto Blocco di Berlino da parte dell’Unione Sovietica costrinse gli occidentali al famoso ponte aereo per portare rifornimenti ai quartieri liberi della città. In seguito la circolazione tra i vari settori della città era libera, fino al 1952, quando il confine tra le due Germanie venne definitivamente chiuso. All’inizio la barriera era formata solo da pali e filo spinato, oltre che dai fucili delle guardie confonarie, ma già nell’agosto 1961 la struttura fu rafforzata con cemento e pietra, rendendo fisicamente insuperabile il confine. I comunisti furono costretti a questo dal fatto che le migliori menti della Germania Est e i disertori dell’esercito della Ddr passavano all’Ovest: si calcola che dopo il 1949, e fino al 1961, circa due milioni e mezzo di tedeschi orientali scelsero la libertà. Die Mauer era lungo ben 155 chilometri, diviso in due parti in mezzo alle quali vi era la tristemente nota striscia della morte, 302 posti di avvistamento con cecchini, cavi elettrificati con l’alta tensione, pattuglie mobili continue, vero simbolo della tirannia comunista. Il primo posto di attraversamento per stranieri e turisti era quello, famoso, di Friederichstrasse, ricordato nella canzone del cantautore di destra Leo Valeriano Berlin. La cosa che oggi ci deve far riflettere è che la stampa cosiddetta occidentale, per una sorta di genuflessione verso l’Urss, non fece mai una campagna di libertà contro quello che stava succedendo sul Muro, nonostante i cinquemila tentativi di fuga e le oltre 200 persone assassinate.