Clandestini, Vienna manda soldati in Ungheria. Londra pattuglia la Manica

Precipita la situazione della gestione europea dei clandestini, dopo che l’accordo con la Turchia è stato messo in ofrse e anche dopo la Brexit. Vienna è pronta ad inviare soldati in Ungheria in sostegno dei controlli di frontiera. Lo ha annunciato il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil, che è fiducioso che un accordo sarà raggiunto entro agosto. Da alcune settimane una ventina di poliziotti austriaci stanno già presentando servizio lungo il confine tra Ungheria e Serbia. L’invio di soldati – secondo Doskozil – ha anche un aspetto umanitario. «Non possiamo solo chiedere all’Unione europea, dobbiamo anche agire», ha detto il ministro alla radio del servizio pubblico Orf. Doskozil auspica un tempestivo rimpatrio dopo il respingimento della richiesta di asilo «per lanciare un segnale». L’accordo tra Ue e Turchia per il ministro è «solo un lasso di tempo per l’Europa», che invece dovrebbe prendere in mano la situazione.

Anche Londra corre ai ripari dopo la Brexit

Come si diceva, dopo la Brexit anche Londra corre ai ripari: troppe poche unità della Marina britannica presidiano la Manica: lo denuncia un rapporto della commissione parlamentare Interni citato dai media che invoca un rafforzamento dei pattugliamenti della Royal Navy di fronte «all’allarme immigrazione e alle minacce del terrorismo». Il rapporto si concentra in effetti soprattutto soprattutto sulla prima questione alla luce dei ripetuti tentativi di sbarco di migranti sulle coste inglese segnalati di recente, seppure in misura incomparabilmente inferiore rispetto a quanto accade nel Mediterraneo. E nota come la presenza della Marina si limiti attualmente a «sole tre unità» per 7.000 miglia di costa. I deputati riecheggiano quindi le accuse all’Ue di non aver saputo prevedere il flusso migratorio, mentre sollecitano il governo britannico a mantenere la promessa di accogliere almeno i 157 bambini-profughi non accompagnati che attendono «in condizioni atroci a Calais» di potersi ricongiungersi con familiari residenti nel regno: promessa fatta tre mesi fa, ma finora in sostanza disattesa, svela proprio oggi il Guardian. Anche la Grecia è preoccupata per la minaccia della Turchia di non applicare l’accordo con la Ue sui rifugiati. «Siamo molto preoccupati e serve veramente un Piano B», dice alla Bild il ministro per l’Immigrazione greco Yiannis Mouzalas, invitando la Ue a «lavorare ad un progetto da attuare nel caso in cui la Turchia lasci uscire i rifugiati dai propri confini». Al contempo, l’esponente del governo greco chiede agli Stati membri un maggiore impegno nell’accoglienza dei rifugiati: «Devono essere divisi equamente tra tutti i Paesi».