Assunzioni facili: a Pistoia indagato il sindaco Pd con tutti gli assessori

Il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli (Pd) e gli assessori della sua giunta sono indagati dalla procura nell’ambito di un’inchiesta sulle assunzioni dei dirigenti comunali. Lo riporta il quotidiano La Nazione precisando che i reati contestati ai membri della giunta di centrosinistra che governa la città toscana, in cui le elezioni comunali si svolgeranno il prossimo anno, vanno, a vario titolo, dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione all’abuso d’ufficio e dalla concussione al falso. Nel mirino degli inquirenti, spiega ancora il quotidiano, ci sarebbero le presunte interferenze di Bertinelli e dei componenti della sua giunta nei concorsi e nelle graduatorie per l’assunzione di nuovi dirigenti comunali. Gli indagati sono complessivamente 16: oltre al sindaco e ai suoi cinque assessori ci sono anche funzionari e dirigenti pubblici. L’inchiesta sarebbe partita da una denuncia presentata da alcuni dipendenti dell’amministrazione comunale pistoiese.

La replica del sindaco di Pistoia: “Dai pm nessuna notifica”

Con il sindaco Bertinelli sono indagati i suoi cinque assessori: Mario Tuci, Tina Nuti, Elena Becheri, Daniela Belliti e Giuliano Palagi. Gli indagati sono 16 in tutto, con il capo di gabinetto Simone Ferretti e a altri dirigenti, ancora in servizio a Palazzo di Giano, ed ex. Questa la nota del sindaco indagato: «Ho letto stamattina dalla stampa fiorentina che la giunta comunale ed alcuni dipendenti dell’Ente sarebbero oggetto di una indagine relativa alle modalità di selezione del personale dirigente.  Nessuno – né io, né gli assessori, né i dipendenti – è stato raggiunto da alcuna comunicazione da parte della magistratura. Da quel che abbiamo letto sulla stampa – evidentemente più informata di quanto non lo siano le persone che sarebbero coinvolte nelle vicende richiamate -, l’oggetto delle indagini riguarderebbe procedure relative alla selezione del personale che – come sempre – sono state seguite da questa Amministrazione secondo criteri di massima trasparenza, pubblicità e con assoluto rigore. Soprattutto, obbedendo al principio, per me indiscutibile, della separazione delle funzioni tra politica e tecnica, come previsto dalla legge».
«Naturalmente, se – come leggiamo – l’indagine nasce da un esposto presentato da alcuni dipendenti dell’Ente, la Procura aveva l’obbligo di aprire un fascicolo e dunque non poteva fare altro che avviare un’indagine. Considero non da oggi, peraltro, l’obbligatorietà dell’azione penale un principio di autentica civiltà giuridica.
Per la selezione del personale l’amministrazione ha operato sempre con modalità concorsuali e attraverso atti pubblici validati dal parere di regolarità tecnica, coerentemente con il criterio che ha appunto guidato tutta l’azione di questa Amministrazione, improntato al massimo rigore, alla trasparenza, alla correttezza delle procedure e nel pieno rispetto delle diverse competenze della parte politica e di quella tecnica. Non soltanto sono dunque disponibile a collaborare con la magistratura, ma sono interessato e determinatissimo a chiarire, e a rendere pienamente comprensibili e chiari alla città, tutti gli aspetti – nessuno escluso – di questa vicenda».