Arriva la pioggia, sfollati tra freddo e paura. Arquata, rischio ripercussioni

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E alla fine arrivò la pioggia: la temuta ondata di maltempo ha iniziato a investire i campi di accoglienza degli sfollati nel comune di Arquata e della sua frazione Pescara del Tronto, la località rasa al suolo dal sisma del 24 agosto. Il caldo torrido che ha segnato questi giorni è precipitato nel corso di poche ore in un assaggio di inverno. Nuvole, vento, temperature in picchiata, e infine le prime gocce.

La situazione ad Arquata e Pescara del Tronto

La Protezione civile era stata allertata, le previsioni sono state confermate con fenomeni piovaschi non intensi, e nei campi sono state approntate le misure preventive. Innanzitutto sono stati liberati tutti i canali di scolo a Pescara del Tronto. I picchetti delle tende sono piazzati nel cemento, le strutture sono completamente a tenuta d’acqua e dunque qui i disagi, almeno per il momento sono contenutissimi. Tiene banco la preoccupazione tra gli sfollati, ma i volontari rassicurano tutti. Nel campo sorge poi la cucina dei battaglioni dell’Arma dei Carabinieri schierati nell’area, particolarmente apprezzata anche dagli sfollati, che emana profumi intensi che strappano sorrisi. Situazione simile ad Arquata, dove però le tende e i centri operativi dei soccorsi sorgono su due campi di calcio in erba. Dunque si attente di capire la tenuta del terreno e la sua capacità di drenare l’acqua. Se il freddo e le preoccupazioni tengono banco tra gli sfollati, l’area franata lungo la Salaria inquieta i tecnici dei Vigili del Fuoco. Lungo la corsia in direzione Roma, già a senso alternato da qualche giorno, sono stati piazzati dei blocchi di cemento, per impedire che il terriccio che continua a cadere finisca sull’asfalto. «La pioggia è un fenomeno particolarmente preoccupante», dice all’Ansa un vigile incaricato di effettuare i rilievi. «A Pescara del Tronto la conformazione del terreno rischia di favorire il cedimento delle strutture ancora in piedi – perché l’acqua penetra negli edifici e allenta la malta – ma soprattutto delle macerie, che col passare delle ore rischiano di franare disastrosamente a valle».