Angelino Alfano al guinzaglio di Renzi: e schiera i suoi per il Sì al referendum

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Sogna il senza quid Alfano. Sogna, ma in verità rischia. Rischia di restare senza quorum. Ovvero senza poltrone parlamentari e senza partito. Perché hai voglia a fare l’ottimista dicendo che «i sondaggi danno un Si al referendum attorno al 50% e danno un Pd attorno 30%, c’è un differenziale di venti punti che rappresentano milioni e milioni di elettori moderati non del Pd che votano Sì alle riforme. Noi intendiamo rappresentare quest’area dei moderati». L’ottimismo di Alfano si scontra infatti con la realtà di un partito, l’Ncd ormai allo sbando e di una leadership, la sua, esaurita del tutto. Ove mai si fosse manifestata. Comunque sia Angelino Alfano, a margine della riunione dei centristi per il Si al referendum, nella illusione di contare ancora qualcosa e soprattutto nella speranza di essere utile a Matteo Renzi, che del Referendum ha una paura fottuta, ha cercato di galvanizzare i suoi residuati politici coniando lo slogan per la campagna centrista: “meglio un Si ora che un mai per sempre”. E annunciando un “coordinamento di tutte le iniziative per il Sì, faremo 100 Comitati uno per ogni collegio elettorale dell’Italicum”. La compagnia di giro era del resto di un certo livello: il segretario di Scelta civica Enrico Zanetti, il presidente dei Moderati Giacomo Portas, il leader di Fare Flavio Tosi e il presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia. Tutti stretti ad Alfano. Uniti nella speranza di un seggio che appare ormai una Chimera. Stare al guinzaglio di Renzi porta certi benefici. A cominciare dallo stare al Governo. Ma non porta alcuna certezza per le possibilità di futuro politico. Né di Alfano né di quanti hanno tradito il voto del popolo di centrodestra per passare armi e bagagli a sostegno della sinistra.