Allerta terrorismo nelle carceri: jihadista spacca il naso a un agente

Un detenuto nordafricano del carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro, recluso per reati comuni, ha aggredito un agente di polizia penitenziaria sferrandogli un pugno al volto, e secondo il sindacato degli agenti Sappe gli avrebbe rotto il setto nasale. Sulla situazione esplosiva nelle carceri intervengono i sindacati di categoria. «Un’aggressione tanto brutale quanto violenta – dice il segretario regionale del Sappe Marche Nicandro Silvestri -, commessa da un detenuto già noto alle cronache penitenziarie per il suo fondamentalismo islamico e per essere stato protagonista di molti eventi critici durante la detenzione». Il Dipartimento regionale dell’amministrazione penitenziaria, ha confermato l’episodio, ma non la circostanza secondo la quale l’aggressore sarebbe «un fondamentalista votato alla Jihad», come si legge in una nota del Sindacato autonomo di polizia. Anche perché, rileva il Dap, in questo caso l’uomo sarebbe recluso in un altro carcere. Come tutti i detenuti di religione islamica, è comunque «sottoposto a sorveglianza per evitare fenomeni di proselitismo fondamentalista». Stando alla ricostruzione di Nicandro, il nordafricano ha aggredito «senza una ragione e vigliaccamente il poliziotto di servizio e gli ha rotto il setto nasale, colpendolo anche con sputi e calci». Il Sappe contesta «il regime penitenziario aperto in atto nell’istituto di Pesaro, e chiede più assunzioni di personale».

Nelle carceri italiane ci sono diecimila detenuti islamici

L’aggressione ad un agente di polizia penitenziaria da parte di un detenuto islamico del carcere di Pesaro «deve far riflettere sui rischi della radicalizzazione violenta e del proselitismo islamista all’interno degli istituti penitenziari». Lo afferma il segretario generale della Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria Donato Capece. «La Polizia penitenziaria monitora costantemente, attraverso gruppi selezionati e preparati, la situazione nelle carceri, per adulti e minori, al fine di accertare l’eventuale opera di proselitismo del fondamentalismo islamico nelle celle, anche alla luce dei tragici fatti accaduti all’estero», ricorda Capece. «Ma per far questo servono fondi per la formazione e l’aggiornamento professionale dei poliziotti penitenziari e nuovi agenti. Il ministero della Giustizia parla della presenza di 39 detenuti radicalizzati e di almeno 300 ritenuti a rischio di radicalizzazione. A nostro avviso è un dato sottostimato, se solo si considera che sui 53.850 detenuti ‘ospitati’ nelle carceri italiane ben 18.091 sono stranieri. Di questi, diecimila sono musulmani, la stragrande maggioranza dei quali è praticante». Ciononostante, seguita il Sappe, «’la Polizia penitenziaria è sotto organico di ottomila agenti e la Legge di stabilità ha bocciato un emendamento che avrebbe permesso l’assunzione di nuovi agenti».