La pecora Dolly 20 anni dopo: la clonazione umana (per fortuna) è lontana

Nasceva 20 anni fa la pecora Dolly, il primo mammifero clonato che ha acceso dibattiti e polemiche, come una star. Dolly è stata il primo successo della tecnica della clonazione e come tale la sua nascita è stata annunciata dalla rivista Nature qualche mese più tardi, nel febbraio 1997. Quell’esperimento, condotto nell’istituto Roslin di Edimburgo dal gruppo di Keith Campbell e Ian Wilmut, ha segnato l’inizio delle ricerche sulle cellule staminali. «Dolly ha segnato una svolta per la biologia: è stata la prima volta che, a partire da una cellula specializzata nel produrre latte, si è ottenuto un organismo intero», ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata. Fino a quel momento la clonazione dei mammiferi era stata un tabù, ”i primi tentativi – ha aggiunto – erano stati fatti sugli anfibi, ma clonare un mammifero è stato rivoluzionario”. La nascita di Dolly ha inoltre dimostrato che ”una cellula adulta può tornare indietro”. Nata il 5 luglio 1996, Dolly era stata ottenuta prelevando il nucleo di una cellula della ghiandola mammaria di una pecora adulta e trasferendolo nell’ovocita di un’altra pecora, a sua volta privato del nucleo. Dopo il trasferimento, il Dna della cellula adulta si era riprogrammato e la cellula era tornata a essere indifferenziata e capace di svilupparsi in ogni direzione (totipotente) come una cellula embrionale. Da qui ha cominciato a formarsi un embrione, poi trasferito nell’utero di una terza pecora, che ha portato avanti la gravidanza. Da allora la stessa tecnica, perfezionata, ha permesso di ottenere cloni di specie utili in laboratorio come il topo o il maiale, fino a quelle da allevamento e a quelle minacciate di estinzione. Ma Dolly, ha rilevato Novelli, ”ha aperto la strada anche all’epigenetica: ha dimostrato che esiste un codice non scritto che riveste il Dna, fatto di fattori chimici, che permette alla cellula di tornare indietro nel tempo e ri-specializzarsi”. A partire da questo, cellule adulte sono state fatte ritornare bambine (Staminali pluripotenti indotte, Ips) immergendole in un cocktail di geni, e poi indotte a specializzarsi in cellule di organi e tessuti per i trapianti.

Il giallo sulla morte della pecora Dolly

Dolly fu abbattuta il 14 febbraio 2003 (all’incirca cinque mesi prima del suo settimo compleanno), a causa di complicazioni dovute a un’infezione polmonare, frequente nelle pecore più anziane, ma che portò alla speculazione che Dolly fosse morta prematuramente. Gli scienziati di Roslin, comunque, dichiarano di non pensare che ci siano connessioni con il fatto che Dolly sia un clone, e che anche altre pecore nella fattoria hanno avuto problemi simili, forse per il clima o per le condizioni non sicure.

La tentazione della clonazione umana

La clonazione aprì la strada ad altri esperimenti negli anni successivi, fra i più noti il toro Galileo e la cavalla Prometea, ”dati alla luce” dall’italiano Cesare Galli. La clonazione dei mammiferi, per fortuna, s’è rivelata poi del tutto fallimentare e non ha avuto effetti, per adesso, sui tentativi più o meno espliciti di introdurre la ricerca sulla clonazione umana, ipotesi eticamente aberrante. Invece la comunità scientifica è concorde nel ritenere che senza Dolly la scienza non avrebbe mai raggiunto i risultati ottenuti oggi dalla ricerca sulle cellule staminali