Usa: Trump vincerà a novembre. E farà sicuramente meglio di Obama

Ivanka Trump sale sul palco della convention di Cleveland il giorno dell’investitura ufficiale di Donald Trump come candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti e presenta suo padre come il prossimo presidente. A Cleveland c’è molta dell’America senza voce e senza rappresentanza da molti anni ormai a questa parte. Donald Trump è stato definito dall’establishment come «unfit», ovvero inadatto per mettere piede nell’ufficio ovale e guidare la superpotenza mondiale. Le ragioni di questo rifiuto delle élite nei confronti di «The Donald», si intuiscono quando Trump presenta la visione della sua nuova America, si legge su “Libero“.

Risveglio patriottico in Usa: Trump vincerà e farà meglio di Obama

Non più il globalismo nel cuore della politica estera a stelle e strisce, ma l’americanismo al primo posto. Il tycoon newyorchese è un fiero avversario della globalizzazione in tutte le sue declinazioni, da quelle politiche a quelle economiche, fino a quelle militari. La sicurezza è il primo puntello del suo programma, tanto da arrivare a ripetere per ben tré volte nel suo discorso le parole «law and order». Difatti proprio dai dati sulla sicurezza parte Trump, quando elenca una serie di statistiche incontrovertibili che mettono in rilievo l’au mento del 17% degli omicidi nelle 50 principali città americane e i 3.600 uccisi a Chicago, solamente da quando Obama ha iniziato il suo mandato.

 Trump manderà in soffitta 20 anni di politiche neo-con

Nonostante una parte dei giornali americani abbia dovuto riconoscere la correttezza di questi dati, su tutti il Los Angeles Times in un articolo di Seema Mehta che si cimenta nel fact-checking, la pratica anglosassone della verifica empirica delle affermazioni del politico di turno, dalle nostre parti il Corriere della Sera riporta pedissequamente il servizio del New York Times che nel suo factchecking riesce persino a negare le statistiche ufficiali degli omicidi negli Stati Uniti. Qual è dunque la visione del mondo di Trump? Si tratta davvero di una società distopica come quella descritta da Dana Milbank del Washington Post oppure ci sono riferimenti ideologici più radicati nel pensiero americano? Trump (nessuno lo ha detto finora) si richiama forteme te all’ideologia libertaria e all’isolazionismo in politica estera che ha contraddistinto il ruolo degli Usa nel mondo fino alla prima guerra mondiale. È un ritorno al conservatorismo americano delle origini, che non vuole ingerenze negli affari intemi di altri paesi, proprio in omaggio alla politica del non interventismo. In altre parole, gli Usa di Trump non sarebbero più «il gendarme del mondo», come lui ha dichiarato, ma assumerebbero un ruolo neutrale e di astensione dai teatri bellici nel mondo. È questa una distopia? Probabilmente lo è per l’ideologia neo-con che negli ultimi 20 anni è stata protagonista indiscussa della politica estera americana.