Tutti a consigliare Berlusconi: fai il populista. No, sii realista. Anzi, non fare nulla

Silvio Berlusconi è appena uscito dall’ospedale e già fioccano i consigli di quelle che un tenpo erano catalogate come le “penne di Arcore”. In primis Vittorio Feltri, assai sbrigativo nell’esortare il Cavaliere ad imboccare senza indugi la via di una destra populista e favorevole all’uscita dell’Italia dall’Unione europea: “Silvio, non le viene il dubbio che l’ Europa sia un bidone da scartare? E allora si decida a sposare la politica del rifiuto. Si batta per restituire al suo Paese la propria autonomia. Esca dal pantano comunitario e dia agli italiani la illusione almeno di ritrovare le energie onde imporsi sui mercati. Fugga dalla pazza Europa. Lei ha quasi ottanta anni. Mica pochi. Che gliene frega di stare al passo con i buonisti e i tifosi dell’ ammasso comunitario? Si allei con Salvini e la Meloni e magari i Cinque stelle per restituire all’ Italia le sue peculiarità di Paese svincolato dal conformismo dominante. Cavaliere, faccia il cavaliere e non il ronzino. Meglio morire in battaglia che di inedia nella politichetta marcia in cui lei si è ultimamente sprofondato”.

Dal Foglio diretto da Claudio Cerasa i suggerimenti, manco a dirlo, sono di opposta natura: non la destra populista è l’ambito principale in cui uno come Berlusconi può muoversi, ma la sana tradizione della “destra realista”, che guarda al dato oggettivo per vedere come trasformarlo e non si nutre di utopie date in pasto  all’opinione pubblica: due visioni diverse, forse inconciliabili per un Silvio Berlusconi segnato dalla “prova dolorosa” dell’intervento chirurgico. Il Foglio ammanta tuttavia con l’etichetta di “realismo politico” la tesi di Confalonieri (rinnovare il patto del Nazareno) che sfocia in un rassicurante tirare a campare. Dove sarebbe in questo caso il guizzo, il tocco magico, che “il ritorno del re” (questo il titolo dell’editoriale) dovrebbe conferire all’attuale momento di stanca del centrodestra?

E infine c’è Alessandro Sallusti, che sul Giornale consiglia a Silvio Berlusconi di non fare proprio niente: “Non penso che Berlusconi farà la prima mossa, non ne ha la convenienza. Gli altri hanno bisogno di lui, non viceversa. In politica chi non ha nulla da perdere ‘è il più forte si sa’ come canta Marco Ferradini per l’amore”.