Le “purghe” di Erdogan colpiscono anche la polizia: sospesi 8000 agenti

Il presidente Erdogan l’aveva detto, l’aveva promesso e sta mantenendo tutti i propositi di vendetta: «Faremo pulizia all’interno di tutte le istituzioni dello Stato» per liberarle dal “virus” che ha innescato la rivolta sfociata nel tentativo di colpo di stato. Quindi ecco altre  “purghe”. Dopo militari, giudici, giornalisti, le purghe per il golpe fallito in Turchia coinvolgono la polizia. Un totale di 7.850 agenti in tutto il Paese sono stati sospesi dai loro compiti  e costretti a riconsegnare armi e distintivi. La decisione, cui potrebbero seguire arresti, è stata comunicata ai dipartimenti locali dal capo della polizia, Mehmet Celalettin Lekesiz. E all’alba le forze di sicurezza hanno effettuato nuove retate tra le fila dell’esercito, proseguendo le “grandi pulizie” di cui aveva parlato anche il ministro della giustizia turco, Bekir Bozd. Istanbul è presidiata da circa 2000 agenti dei reparti speciali, dispiegati a presidio delle aree del centro e piazza Taksim per controllare le principali arterie di collegamento e gli accessi ai punti più importanti della città. Il capo della polizia di Istanbul, Mustafa Caliskan, ha avuto inoltre l’ordine di abbattere qualsiasi elicottero in volo senza autorizzazione sopra la città. Il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva già ordinato precedentemente ai caccia F-16 di pattugliare lo spazio aereo turco a livello nazionale. Le autorità turche hanno sospeso anche 30 prefetti su 81  In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui – oltre ai prefetti – 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali.