Gli ultrà di Erdogan: «Porterete tutte il velo». Ora le donne hanno paura

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Non è un bel vedere ciò che si avverte nelle strade delle città turche del dopo golpe “farsa”. Soprattutto per le islamiche moderate. Mentre continuano le purghe per professori, magistrati, militari e dipendenti pubblici, mentre le foto delle condizioni dei golpisti imprigionati fanno il giro del mondo guadagnandosi pubbliche riprovazione, c’è poi la vita reale di centinaia di migliaia di donne. Stando ai reportage di Repubblica, Corriere e Giornale, il clima per loro diventerà irrespirabile. Ecco cosa ci raccontano questi servizi: «In auto quattro uomini barbuti apostrofano due ragazze che passeggiano sorridenti sulla discesa di Barbaros Bulvari, il boulevard del quartiere Besiktas, a Istanbul. “Questi sono gli ultimi bei giorni per voi – attacca il tipo a fianco del guidatore – tra poco metterete il velo come tutte!”. Scoppia un alterco, le donne si ribellano, i quattro rispondono, finiscono per andarsene. Ma le ragazze, sconvolte, si perdono nelle lacrime». Scene di ordinaria intimidazione. Ancora: «Alle sette di sera, su İstiklâl Caddesi, i top e le minigonne scompaiono. Sulla via dello struscio di Istanbul, e poi su fino a piazza Taksim, cuore passionale della città, vige una legge non scritta che le donne hanno imparato in fretta a rispettare. Dopo una certa ora, meglio girare con braccia e gambe coperte, magari pure con un velo a mascherare collo e capelli».

Brutto clima per le donne islamiche moderate

Ecco cosa vuol dire salvaguardare le regole democratiche nella Turchia che ha salutato la vittoria di Erdogan sui golpisti con manifestazioni di giubilo. Molti supporter di Erdogan fanno caroselli in strada, cantano inni patriottici e – audite audite – inneggiano alla pena di morte «contro gli autori di questo golpe amatoriale – si legge nei vari reportage- . All’inizio siamo usciti anche noi, i “turchi bianchi”, così veniamo chiamati qui noi laici –  racconta Alya, commessa in un negozio “occidentale -. In fondo, abbiamo pensato io e le mie amiche, è meglio una cattiva democrazia di una dittatura militare. Ma ora le cose stanno prendendo una brutta piega, soprattutto per noi donne. Da sabato vengo al lavoro con meno pelle in vista». Le lancette dell’orologio tornano indietro anni luce per la Turchia. «Sulla carta, Istanbul è ricca di associazioni femminili e collettivi femministi. Ma in queste ore nessuno ha voglia di parlare. La risposta standard è quella inviata via mail dal gruppo Women for Women’s Human Rights, una Ong nata nel 1993 per promuovere la parità di diritti in Turchia: «Possiamo fare l’intervista un’altra volta? Sa cosa sta succedendo in Turchia. Stiamo cercando di capire la situazione…», dichiarano al reporter che tenta di fare il servizio. «Quella Turchia che nel 2011 era stata la prima firmataria della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza contro le donne ora rischia di allinearsi, in materia di parità di genere, alla legge islamica. L’ong per la protezione dei diritti delle donne “Mor cati” spiega come «nelle strade, nelle stazioni di polizia, nei tribunali, la prassi è tutt’altro che avanzata». Non sono rari, specie nelle aree più conservatrici del Paese, i casi di stupri non denunciati e addirittura di matrimoni combinati con ragazzine e bambine giovanissime», riporta il reportage del Giornale.