Giudice della Corte Suprema chiede scusa a Trump: l’aveva chiamato “impostore”

Il giudice della Corte Suprema Usa Ruth Bader Ginsburg si è rammaricato, chiedendo scusa, per le sue recenti dichiarazioni alla stampa contro il candidato repubblicano per la Casa Bianca, Donald Trump, che aveva definito un “impostore egocentrico” dopo aver espresso forti preoccupazioni per una sua eventuale vittoria. Il tycoon ne aveva chiesto le dimissioni.

Convention repubblicana, manovre contro Trump

Si svolge nel frattempo il  lavoro dietro le quinte per fermare o almeno ostacolare Donald Trump alla convention repubblicana, in quello che appare essere lo scenario peggiore per i leader del partito intenzionati a evitare la confusione. Lo riporta il New York Times. Alcuni esponenti del partito repubblicano stanno cercando di bloccare la nomination del tycoon, forzando la mano per spingere a una votazione che potrebbe di fatto aprire la convention a qualsiasi candidato che voglia la nomination. Si tratta, in particolare, di rivedere le regole del partito, per consentire ai delegati di votare in base alla loro coscienza e non in base ai risultati delle primarie nei loro Stati. Le votazioni sulla proposta sono in corso in questi giorni e saranno probabilmente accompagnate da un dibattito lungo, che potrebbe protrarsi nel fine settimana. A questo si aggiunge la fronda degli attivisti per i diritti dei gay all’interno del partito, che punta a smantellare la piattaforma repubblicana ritenuta troppo conservatrice sull’orientamento sessuale e sulla religione.

Sondaggio: evangelici con Trump, cattolici con la Clinton

Gli evangelici con Donald Trump, i cattolici e i non affiliati ad alcuna religione con Hillary Clinton: a rivelarlo è un sondaggio di Pew Research Center, secondo cui il 78% degli elettori evangelici bianchi voteranno per il candidato repubblicano alla Casa Bianca. E quasi la metà dice che sceglierà  lui soprattutto per far perdere la Clinton, sostenuta solo dal 17% di loro. Il voto, spiegano gli analisti, e’ quindi piu’ un’espressione contro l’ex first lady piuttosto che di sostegno al tycoon newyorkese.