Toti e Parisi, “Ma non siamo come Mazzola e Rivera”: nuovo dualismo in FI?

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“Se a settembre ci sarà una convention di Stefano Parisi andrò volentieri ad ascoltare e a collaborare al dibattito. Spero anche che lui venga alle nostre iniziative e a quelle dei partiti del centrodestra. Io sono aperto al contributo di tutti, poi sono i giornali che si divertono a creare dualismi alla Mazzola e Rivera». Chissà se Giovanni Toti si sente più il numero 10 dell’Inter o del Milan che furono, mentre paria a ruota libera, in auto insieme agli assessori della sua giunta ligure (Marco Scajola, Giacomo Giampedrone), si legge su “la Stampa“.

Toti: “Ripartire da FI, Lega e FDI”

Torna dal viaggio ad Arezzo per la manifestazione organizzata da Giorgia Meloni per il lancio dei comitati referendari del «No». E dal tono non sembra angosciato dall’irruzione sulla scena del centrodestra dell’ex candidato sindaco a Milano. Ieri Toti ha rinsaldato l’alleanza con la Lega «di governo» di Bobo Maroni e con Fratelli d’Italia. E rimane della sua idea: il centrodestra può essere competitivo se si appoggia «sulle tre gambe della Lega, di Fdl e di Forza Italia a fare da baricentro», e se «valorizza le esperienze dei suoi amministratori». Ma il consigliere politico di Silvio Berlusconi non chiude affatto le porte a Parisi: «L’ho detto più volte e l’ho dimostrato m Liguria: più siamo e più idee mettiamo m comune in alternativa a Renzi e al Movimento 5 stelle e meglio è. Ora è il momento dei «cento fiori»: ognuno lanci la sua idea. Sono contento che Parisi abbia voluto dare il suo contributo anche se non condivido alcune sue posizioni sull’Europa, sulla necessità di mantenere Renzi al governo per la stabilità o sulla rincorsa ai centristi».

Toti smonta le aspirazioni di Parisi

La discussione sui temi, insomma, è aperta. A meno di non toccare il tabù della leadership di coalizione, l’unico argomento su cui anche Silvio Berlusconi non ha gradito certi toni delle interviste di Parisi. «Non ci interessa ora parlare di leadership. – sostiene Toti – I leader non crescono sugli alberi, li scelgono gli elettori e si vedono al momento di governare». E tra le righe però si legge chiaramente quale è, secondo Toti, la debolezza del progetto di Parisi: il fatto di partire da un’esperienza perdente nei confronti del Pd. A differenza sua, che in Liguria ha strappato la Regione e anche il Comune di Savona ai democratici. «Dobbiamo metterci d’accordo con gli alleati per selezionare una classe dirigente. Ma è chiaro che ci sono dei requisiti che contano: aver organizzato una coalizione, aver vinto elezioni». Nel pranzo dell’altro giorno ad Arcore Berlusconi avrebbe chiesto a Toti di concentrarsi sulla Liguria e lasciar perdere la riorganizzazione del partito a livello nazionale. Ma il governatore non ha alcuna intenzione di limitare il suo raggio d’azione tra Sarzana e Ventimiglia. Se ieri è stato ad Arezzo, domenica prossima sarà a Cervia alla festa della Lega sullo stesso palco con i colleghi governatori Maroni e Zaia. E nell’esperienza dei comitati per il «No» al referendum promossi dal centrodestra vede l’embrione della coalizione che dovrà presentarsi alle prossime elezioni politiche: «Sono una grande occasione per costruire una proposta politica alternativa a Renzi».