«Ho tirato la cordina e…». Parla il papà del bimbo morto sulla minimoto

Insultato sui social, distrutto dal dolore, il papà del bambino morto in un incidente al Racing Park di Viadana, in provincia di Mantova, si lascia intervistare da Repubblica e racconta la storia del suo piccolo campione, Marco, di appena 6 anni.

Il tragico incidente e il coma

Davanti alla camera ardente del piccolo Marco, morto sabato scorso dopo sette giorni di coma, il papà, Cristian Scaravelli, racconta: «Ho tirato la cordina per riaccendere la moto. Quel giorno faceva un caldo bestiale e volevo evitare di spingerla fino al gazebo che era a una quarantina di metri. Marco è saltato su e ha iniziato ad accelerare. La moto è partita, lui si è sbilanciato all’indietro, spaventato. E così è andato al massimo. Ha sfiorato un bambino, poi una transenna e poi dritto sulla piantana in ferro del cancello, dove ha battuto la testa…».

Il racconto disperato del papà

Il papà del piccolo Marco, che fa l’impiegato e ha sposato Loreta, trentaquattrenne lituana, si scusa tutte le volte che deve interrompere il  racconto perché qualche micosi avvicina per abbracciarlo. «Poi Marco ha perso i sensi e non si è più svegliato», continua Cristian. Da quel giorno maledetto è iniziata una settimana interminabile: l’elicottero, l’ospedale, le corse disperate. «Aveva un braccio rotto e un taglio a una gamba. La botta in testa all’inizio non sembrava gravissima, poi tutto è peggiorato. Tac negativa, intervento chirurgico e i dottori a dirmi che potevano esserci dei danni permanenti. Ma me lo potevano dare anche senza gambe che avrei fatto i salti di gioia». Marco invece non ce l’ha fatta.  Al dolore per il figlio morto si aggiunge quello per essere stato la causa dell’incidente e aver tirato quella cordina.

Gli insulti sul web

«Non si fa andare un bambino di sei anni in moto». «Non è possibile morire per colpa dei grandi»: questo il tenore dei commenti che impazzano sui social contro il papà di Marco.  «Io dico che lo scivolo dell’acquapark e la bicicletta possono essere molto più pericolosi di una minimoto – si difende Cristina – c’erano due istruttori per due bambini, tutti equipaggiati, velocità minima, pista sicurissima. Queste lezioni le consiglio». Poi anche la mamma trova la forza di parlare: «Oggi Marco è stato più generoso di sempre, ha donato i suoi organi a cinque bambini perché possano sorridere come lui…».