Terrorismo, arrestati due marocchini nel Savonese: erano in contatto con i jihadisti

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Mentre la presidente della Camera Laura Boldrini riinvia all’Onu il problema globale del terrorismo – a cui, ha postato su Facebook la terza carica dello stato, occorre dare risposte «sovranazionali» – l’intelligence e le forze dell’ordine locali, per fortuna, continuano a lavorare senza attendere istruzioni per l’uso dalle istituzioni: e così, a poche ore dall’orrore di Rouen, si apprende che la polizia ha arrestato nel Savonese due marocchini – e una terza persona sarebbe stata denunciata nel contesto della stessa inchiesta – personaggi monitoriati e fermati nell’ambito di un’indagine collegata al terrorismo.

Terrorismo: arrestati due marocchini nel Savonese

Dunque, il lavoro d’intelligence procede sotto traccia di pari passo con le azioni delle forze dell’ordine che, ancora una volta, bloccano sul nascere una possibile minaccia terroristica all’interno dei nostri confini. Una brace che cova sotto la cenere continuanmente e che le ultime settimane di sangue, in Germania come in France, passando per Nizza, hanno rinfocolato più che mai.  Così, due marocchini sono stati arrestati dalla polizia nell’ambito di un’indagine collegata al terrorismo e una terza persona è stata denunciata. I tre, che hanno tra i 27 e i 44 anni e hanno dei precedenti penali, sono tutti residenti nella provincia di Savona e si troverebbero in Italia da anni. E allora, nel dettaglio si apprende che l’attività di indagine, diretta dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo di Genova, nasce in seguito alla segnalazione di una giovane savonese al Commissariato di P.S. online della Polizia Postale e delle Comunicazioni, relativa ad un messaggio Whatsapp pervenuto sull’utenza cellulare della ragazza da un contatto non presente nella sua rubrica e originante da un numero del Marocco. Ciò che aveva indotto la ragazza a rivolgersi alla Polizia Postale era l’immagine riprodotta nel profilo Whatsapp: la foto, cioè, di una giovane ragazza con un mitra in mano ed in posizione di tiro.

La segnalazione di un messaggio su Whatsapp proveniente dal Marocco

La segnalazione veniva subito inviata agli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Imperia che, anche con l’aiuto della ragazza, ricostruivano che circa tre mesi prima, transitando nei pressi di una struttura data in cessione a profughi provenienti dall’Africa, aveva prestato il proprio cellulare ad uno dei marocchini ivi residente, che a suo dire aveva la necessità di contattare dei conoscenti nel Paese d’origine. Le successive indagini della Polpost ligure, coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno quindi ricostruito una fitta rete di contatti dai quali emergeva il sospetto di possibile attivismo dei tre indagati nel campo del proselitismo all’autoproclamato Stato Islamico. La complessa attività investigativa, che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche internazionali e telematiche, nonchè del costante monitoraggio delle navigazioni in Rete, ed in particolare sui social network, degli indagati ha evidenziato come i tre marocchini creassero profili Facebook utilizzando numeri di cellulari intestati ad altre persone. L’attività degli investigatori ha portato all’oscuramento di 6.635 siti e spazi virtuali.