Terrorismo, Alfano: parola d’ordine prevenire. Nuclei speciali in 20 città

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Proprio a ridosso dell’orrore di Nizza, il ministro dell’Interno Angelino Alfano annuncia nella notte su Twitter di aver convocato per questa mattina alle 9, «al Viminale, il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo». L’organismo, incardinato presso il Dipartimento della Pubblica sicurezza, ha visto sedere allo stesso tavolo rappresentanti delle forze di polizia e dell’intelligence. L’obiettivo è quello di avere uno scambio costante di informazioni – anche con gli analoghi organismi di altri Paesi – ai fini della valutazione della minaccia terroristica che incombe sul Paese. Proprio ieri Alfano aveva presieduto il Comitato nazionale della sicurezza e dell’ordine pubblico ed aveva predisposto un’intensificazione delle attività informative avvalendosi proprio del contributo del Casa. E dunque, ancora una volta, la parola d’ordine torna ad essere: prevenzione.

Antiterrorismo, Alfano: i numeri della prevenzione

Un concetto che, se applicato alla strategia dell’antiterrorismo risulta davvero difficile da capire e visualizzare. «La prevenzione è quanto di più grigio esista, ma se nulla è successo fin qui in Italia è merito del lavoro svolto dalle forze dell’ordine», ha subito dichiarato in apertura dei lavori del Comitato il ministro Alfano, che ha ricordato l’esistenza di «un protocollo operativo sempre pronto a dispiegarsi» e ha fatto un bilancio delle attività di prevenzione: controllate 154.000 persone, oltre 2.600 perquisizioni, ispezionati 32.000 veicoli, in particolare quelli provenienti via nave dai paesi dove più forte è la presenza dei jihadisti, 532 persone arrestate, 837 persone indagate, quasi un centinaio di espulsioni, tra cui anche 7 imam. In un decennio, ha aggiunto sono stati 25 i predicatori allontanati, perché – ha ricordato Alfano – «non possiamo più avere in Italia imam “fai da te”»…

«La minaccia è imprevedibile, affidata a terroristi solitari»

«Siamo un grande Paese che combatte per la libertà e contro il terrorismo, e ciò ci rende un obiettivo naturale. Siamo al lavoro giorno e notte per prevenire», ha chiarito una volta di più il ministro dell’Interno Alfano, che ha anche aggiunto come «la minaccia sia sempre più “liquida” e difficilmente afferrabile, affidata ad attori solitari la cui azione è imprevedibile. Noi – ha perciò concluso – abbiamo fatto esercitazioni, l’ultima ieri notte alla stazione Termini di Roma, per testare il sistema, in modo da renderlo più efficiente». E allora ecco di seguito, riassunti in un rapido schema, i provvedimenti preventivi in funzione.

I punti salienti della strategia preventiva

1) Rafforzata la vigilanza sui siti sensibili. Come spiegato dallo stesso ministro Alfano, «abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente i nostri sistemi di vigilanza e di presidio degli obiettivi sensibili e costituito una forma di riunione permanente del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo». E proprio durante la riunione del Casa,  ha aggiunto il titolare del Viminale, «abbiamo fatto il punto sulle misure di sicurezza nel Paese: il nostro livello di allerta è già allo stato precedente a quello dell’evento terroristico in corso e non si può innalzare. Nonostante ciò abbiamo ulteriormente deciso di inviare una nota a prefetti e questori per sollecitare ulteriori valutazioni dei rischi sul territorio e per rafforzare ogni forma di controllo sugli obiettivi sensibili».

2) Aumentati i controlli sul web e sui flussi di denaro. «Prosegue – ha chiarito Alfano – il nostro lavoro e l’attività di monitoraggio per rendere sempre più sicuro il nostro Paese». Non solo: il ministro ha poi sottolineato gli sforzi fatti dalle forze dell’ordine e dall’intelligence, così come i controlli, che sono stati «implementati», da parte della Gdf – per quanto riguarda i trasferimenti di denaro – e da parte della polizia delle telecomunicazioni, sempre nel rispetto delle regole, – per quanto riguarda il web –.

3) Attento monitoraggio nelle carceri. «Abbiamo monitorato le carceri nelle ore immediatamente successive ai fatti di Nizza perché sappiamo che diventano luogo di radicalizzazione. A differenza di altre circostanze – ha dichiarato Alfano – non abbiamo avuto segnali di sostegno o a solidarietà per quanto accaduto da parte di soggetti di fede islamica o di altre fedi».

4) I prefetti valuteranno cosa fare sul territorio. Nell’ambito delle misure di prevenzione che si possono adottare soprattutto per i luoghi di grande aggregazione, il ministro Angelino Alfano, in una conferenza stampa convocata dopo la riunione del Comitato antiterrorismo al Viminale, ha poi chiarito che Alfano,«sarà ciascun prefetto e ciascun questore a decidere in base al proprio territorio cosa fare e dove farlo».

5) Presenti in 20 città Nuclei speciali antiterrorismo. Alfano ha annunciato la presenza in 20 città italiane di squadre speciali antiterrorismo: sono le Unità operative di primo intervento (Uopi) della polizia di Stato e le aliquote di primo intervento (Api) e le Squadre operative di soccorso (Sos) dei Carabinieri. E allora, il capo della Polizia, Franco Gabrielli ed il comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, hanno spiegato che questi nuclei sono formati da unità addestrate e dotate di mezzi ed equipaggiamenti speciali, pronti ad intervenire in pochissimo tempo nel caso di emergenze. Si tratta, ha sottolineato Gabrielli, «di un ulteriore potenziamento del livello di sicurezza per rispondere in modo più adeguato ad una minaccia diffusa ed indiscriminata».

6) Piano di impiego delle forze armate per 17 aeroporti. «Abbiamo – ha quindi concluso Alfano – per 17 aeroporti un piano ben preciso di impiego elle forze armate e abbiamo una vigilanza che si giova dell’uso di 7.050 uomini delle forze armate».