Studente Usa ucciso a Roma, è svolta: l’uomo fermato è gravemente indiziato

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Sul fronte investigativo, il caso di Beau Salomon, lo studente Usa ucciso a Roma mentre era in trasferta alla John Cabot University, gli agenti della Squadra mobile e del Commissariato Trevi che indagano sul caso sono già alla svolta: la polizia ha fermato un uomo, un romano, senza fissa dimora, di 41 anni, identificato e arrestato con l’accusa di omicidio aggravato. Di più: a quanto reso noto, il fermato, Massimo Galioto, è stato bloccato questa notte dagli agenti al lavoro sul caso e sottoposto a fermo perché «gravemente indiziato» di omicidio aggravato da futili motivi. Il fermo del pm ora dovrà essere sottoposto alla convalida del gip.

Studente Usa ucciso a Roma: c’è un fermo

Una violenza inaudita scatenata da un istinto predatorio indirizzato a rubare un portafoglio e un telefonino. Una violenza scaturita da un litigio, o forse semplicemente dalla rapina, figlia del disagio e che si alimenta di espedienti criminali quotidiani – a quanto ricostruito il 19enne sarebbe stato spinto nel fiume mentre era sulla banchina all’altezza di ponte Garibaldi, dove si era accampato il senzatetto fermato oggi – che non può e non deve trovare giustificazioni sociologiche o psicologiche. Una violenza costata la vita a un ragazzo, miracolosamente strappato una prima volta alla morte dalla vittoria della medicina sul male dei nostri tempi. Il caso umano, allora, è quello patito dalla familgia di Beau Solomon, lo studente Usa ucciso a Roma dopo essere stato rapinato e, quindi, gettato nel Tevere: il caso della sofferenza dei suoi genitori, del fratello – che in rete ha diffuso un video straziante – degli amici, che oggi piangono la fine assurda di un giovane appena 19enne, venuto a Roma per studiare e che, invece, nella città eterna ha trovato la morte. E allora, in un comunicato diffuso in queste ore, l’Ambasciatore Usa in Italia, John R. Phillips ha scritto come sia stato profondamente «rattristato nell’apprendere della tragica morte di Beau Solomon», aggiungendo come il suo pèensiero vada oggi «alla sua famiglia e ai suoi amici. L’Ambasciata degli Stati Uniti è pronta a fornire sostegno alle autorità italiane che indagano sulla sua scomparsa e la sua morte».

Studente Usa ucciso a Roma: il punto sulle indagini

L’uomo fermato dalle forze dell’ordine, un senzatetto 40enne su cui ora grava la tremenda accusa di aver ucciso il giovane studente americano, sembra vivesse con la compagna in una tenda sulla banchina del Tevere. Il clochard sarebbe stato riconosciuto da alcuni testimoni. Sulla vicenda proseguono dunque senza sosta le indagini della Squadra Mobile e del commissariato Trevi che, dopo il fermo, sarebbero in queste ore alle prese con incalzanti accertamenti anche sulle spese effettuate con la carta di credito del ragazzo dopo la sua morte: 1500 dollari spesi in diversi negozi di Milano. Non si esclude, infatti, che il portafogli possa essere anche stato preso da terzi, o ceduto dal presunto omicida a terze persone. In tutto questo, però, irrompe sulla scena la compagna del senzatetto fermato che, nel tentativo di difendere l’uomo dall’accusa che grava sulla sua testa, ha fornito una ricostruzione degli eventi al vaglio degli inquirenti.

La versione della compagna del senzatetto arrestato

Secondo la donna lo studente americano e Galioto avrebbero «iniziato a litigare, poi si sono dati degli spintoni e quel ragazzo è finito in acqua». Con queste parole la compagna del 40enne romano fermato perché gravemente indiziato dell’omicidio di Beau Salomon Jordan, racconta a Rai 1 la sua versione di ciò che sarebbe successo la notte tra giovedì e venerdì, quando Beau è sparito. «Quel ragazzo stava inseguendo dei marocchini, forse lo avevano derubato. Si è scontrato con Massimo e hanno iniziato a litigare – ha proseguito la donna –. Si davano degli spintoni e il ragazzo poi è caduto in acqua».