Stragi di Istanbul, arrestato un cittadino russo ex detenuto di Guantanamo

FacebookPrintCondividi

«Daesh (l’Isis) è una pugnalata al petto dei musulmani»: così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso pronunciato a Istanbul alla fine del mese sacro islamico del Ramadan. Erdogan ha sottolineato come a pagare un tributo di sangue al Califfato siano spesso proprio i Paesi musulmani, come nel caso degli attacchi degli ultimi giorni in Turchia, Iraq e Arabia Saudita. Intanto proseguono le indagini sulle stragi del 28 giugno scorso, che hanno portato alla cattura di un cittadino russo, ex detenuto nella prigione Usa di Guantanamo, uno dei 30 arrestati dalle autorità turche per l’attacco all’aeroporto Ataturk di Istanbul. Lo riportano media locali, citando anche una fonte giornalistica americana, che lo identifica come Airat Vakhitov. Secondo la ricostruzione, il 39enne Vakhitov, originario della repubblica russa del Tatarstan, era stato catturato dall’esercito americano nel 2001 in Afghanistan, mentre combatteva a fianco dei talebani. Dopo 2 anni di detenzione a Guantanamo, era stato estradato in Russia con altri 6 sospetti. Lì, un tribunale locale avrebbe deciso di non arrestarlo per insufficienza di prove. Vakhitov risulta comunque essere stato detenuto per circa 2 mesi nel 2005, prima di recarsi in Medio Oriente, dove avrebbe ricevuto asilo politico, rinunciando alla cittadinanza russa. L’intelligence di Mosca lo sospetta di essere affiliato all’Isis e altre organizzazioni terroristiche, per cui avrebbe combattuto in Siria e Iraq, oltre a condurre attività di reclutamento e raccolta fondi. Un tribunale di Istanbul ha convalidato nei giorni scorsi gli arresti di 30 persone, tra cui 14 stranieri, per complicità a vario titolo nell’attacco all’aeroporto Ataturk. La presenza di Vakhitov tra i fermati non è stata finora confermata dalle autorità turche.

Una conferma indiretta arriva da Mosca: “Il possibile coinvolgimento di alcuni cittadini russi – alcuni media ipotizzano possano essere ben 11 – all’attentato di Istanbul sarebbe il risultato di segnali di allerta ignorati da parte delle autorità turche o di altri paesi europei”, ha fatto sapere il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov sottolineando come, “purtroppo”, la Russia abbia usato “per anni” diversi canali, “anche quelli speciali”, per “segnalare ai colleghi turchi ed europei” la presenza di “individui sospettati” di attività terroriste che “avevano intenzione di unirsi a gruppi estremisti”. Peskov ha aggiunto che a queste persone veniva “dato asilo” e che la maggior parte delle segnalazioni provenienti da Mosca non venivano prese in “seria considerazione” quando “non apertamente ignorate”. La “conseguenza” di tutto ciò potrebbe essere l’attentato di Istanbul.