Senato, rissa tra Pd e M5S sulle intercettazioni, negate, di Berlusconi (video)

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La bagarre scatenata dai grillini alla lettura del risultato della votazione che ha negato l’utilizzo di intercettazioni telefoniche tra Silvio Berlusconi e le cosiddette Olgettine, non dipana il mistero della forza politica che – approfittando dello scrutinio segreto – ha pigiato il pulsante gradito al Cavaliere. Alla fine i voti favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. Risultavano invece assenti al momento del voto quattro del Pd, tre di Forza Italia, sei del M5S, tre di Ncd e uno di Ala. Un risultato inatteso che ha ribaltato l’esito della Giunta per le immunità parlamentari  che invece aveva dato il via libera. Alla fine, le proteste hanno costretto il presidente Grasso a sospendere la seduta.

Zanda (Pd): «M5S come la Lega che nel ’93 salvò Craxi»

Come da copione, il mancato accoglimento da parte del senato della richiesta della magistratura ha rinfocolato lo scontro tra Pd e M5S. Tra il partito e il movimento è tutto un rimbalzarsi di accuse e di sospetti. Per i renziani interviente il capogruppo Luigi Zanda, che addirittura scomoda il precedente del 1993 «quando la Lega salvo Bettino Craxi». Zanda si dice invece «certo che il gruppo del Pd ha votato compattamente a favore della decisione della giunta di concedere all’autorità giudiziaria l’uso delle intercettazioni di Silvio Berlusconi».

Le intercettazioni di Berlusconi riguardavano il “processo Olgettine”

Ma è soprattutto sulla rete, cioè il terreno più favirevole al M5S, che si scatena l’offensiva del Pd a molti esponenti del quale risulta fin troppo facile mettere insieme l’inatteso responso del Senato con il voto di elettori di centrodestra ai candidati leghisti nei ballottaggi di Roma e Torino. E fioccano i tweet: «Prove di alleanza in aula tra il M5S e le destre. Ora insieme uniti dal voto segreto a difesa di Berlusconi, domani contro il referendum», scrive il senatore Andrea Marcucci mentre il suo compagno di partito Roberto Cociancich ha voluto individuare nel “sì” dei senatori forzisti al rinvio, per legittimo impedimento, del voto sull’immunità al grillino Giarrusso una sorta di «ringraziamento per il voto su Berlusconi».