Scontri al presidio di Ventimiglia: battaglia tra profughi e polizia

Lunghi momenti di tensione al presidio di Ventimiglia, dove un folto gruppo di migranti si è avvicinato agli agenti delle forze dell’ordine costretti, a quel punto, a ricorrere ai manganelli per ristabilire l’ordine.

Tensione e scontri al presidio di Ventimiglia

Ci risiamo: scontri e tafferugli al presidio di migranti e no borders nei pressi del Forte dell’Annunziata, a Ventimiglia, a pochi chilometri dal confine, dove da sabato pomeriggio è in corso la protesta degli stranieri che vogliono entrare in Francia. Intorno alle 12 di oggi (domenica 3 luglio ndr), quando profughi e no border hanno cominciato a intonare cori e tutti insieme si sono avvicinati al cordone di polizia che impedisce loro di raggiungere il confine, gli agenti hanno fatto un passo in avanti. In quel momento c’è stato un lancio di oggetti verso la polizia che ha risposto all’offensiva lanciata dai profughi in protesta con alcune manganellate, riuscendo così a far indietreggiare i manifestanti. La situazione è tornata sotto controllo, certo, ma la tensione rimane, così come il presidio.

La Questura: “Questa situazione non può continuare”

E allora, è proseguita per tutta la notte, ed è ancora in corso, la protesta dei migrati nei pressi del confine “in ostaggio” del presidio di Ventimiglia dove i profughi, che sono guidati da no borders italiani e francesi, stanno bloccando una delle strade che porta al la frontiera. Hanno detto che rimarranno lì fino a quando non li lasceranno entrare in Francia. Secondo stime fornite dalla questura la protesta sarebbe portata avanti da circa 300 migranti che già sabato si erano mossi in corteo dalla parrocchia di Sant’Antonio che li ospita da settimane, ma erano stati fermati dalle forze dell’ordine. A quel punto, fallita anche la mediazione della Caritas per farli tornare indietro, i migranti hanno deciso di fermarsi in strada e hanno rifiutato il cibo. “Questa situazione non può permanere a lungo. Si lavora per liberare la strada”, dicono dalla questura. “Erano fermamente convinti a rimanere – ha spiegato il responsabile della Caritas Maurizio Marmo – riproveremo a persuaderli e ad accettare cibo e acqua”.